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La mia storia con internet

Oggi ho visto Dietnam raccontare la sua storia con internet all’interno di un’iniziativa di cui non so nulla*, ma che per come l’ho colta mi è sembrata molto carina. Di conseguenza ho deciso di partecipare buttando giù la mia versione.
A pensarci è l’incipit perfetto perchè la mia storia con internet è fatta in larghissima parte di autoinviti ad iniziative che scopro in giro e che trovo carine. Lo faccio grossomodo dal 2005, quando sui blog che seguivo partivano catene in merito ad ipotetiche liste di canzoni da passare agli alieni, per fare il primo esempio che ricordo. A memoria non sono mai stato coinvolto direttamente, nel senso che nessuno mi ha mai chiesto “Ehi, Manq, ti va di partecipare a sta cosa?”, ma un tot di volte mi ci sono infilato di mio e in alcuni casi ne sono uscite robe anche carine. 
Sono tipo il protagonista di Tapparella, ma ho quasi 37 anni.
La cosa se vogliamo strana è che non vivo male questa situazione, per niente. E’ indubbio ci sia una sorta di “giro giusto” da cui mi sarebbe piaciuto ricevere considerazione, ma per me internet è sempre stato soprattutto un modo di gratificare me stesso. Scrivo cose e sono contento di averle scritte, finisce lì. Non ci lavoro**, non ci guadagno, non lo considero la mia fonte primaria di soddisfazione o gratificazione. 
Cosa sia per me internet riassume bene la storia che ho con lui.

In primo luogo internet è stato musica. Soprattutto musica gratis. 
Sono nato in provincia e mi sono costruito un giro di amicizie più legate alla prossimità spaziale che non a reali interessi in comune, di conseguenza per me avere accesso a un posto in cui scoprire musica nuova da ascoltare è stato la svolta. Non parlo solo di poter scaricare roba gratis, ma proprio di sapere ci fosse roba buona da scaricare. Più dei vari napster, emule, winmx per me sono stati vitali siti e webzine. Anche Myspace, tocca ammettere, ma soprattutto i forum.
Ricordo con amore infinito il forum di Monnezza nonostante credo odiassi il 98% degli utenti con cui entravo in contatto. Gente che ora probabilmente frequento online con altri nomi (#grazieaddio), ma che ai tempi avrei preso a sprangate sui denti. Tranne Fat Emo Boy. A Fat Emo Boy volevo bene. Magari è l’unico che se scoprissi oggi chi è mi starebbe sui maroni.
La mia storia con Internet è una storia di seconde possibilità date inconsapevolmente a gente che ha solo cambiato nick.
C’è stato un periodo in cui avrei voluto scrivere di musica per i siti che frequentavo e c’ero pure riuscito con Emotional Breakdown, che aveva accettato un paio di pezzi miei prima di chiudere per sempre. Poi c’è stato un secondo periodo in cui scrivevo di musica per una webzine che trattava prevalentemente metal e nu-metal. Le mie rece erano tipo i servizi senza donne nude di Novella2000.
Mi piaceva, come cosa.
Ogni tanto ci scappava pure qualche accredito per concerti dove davanti al gruppo trovavi massimo 50 persone. Calcolando il mio livello di rilevanza come critico musicale, probabilmente nessuna pagante.

Oltre alla musica, il secondo elemento per importanza della mia storia con internet sono le persone.
Ho conosciuto la mia prima morosa propriamente detta grazie a internet, per quell’assurdo meccanismo per cui serviva ICQ per incontrare una ragazza che abitava a 100m dal mio liceo. Tolto lo scintillante inizio non direi internet sia stato poi questo grande motore alla mia vita sentimentale, piuttosto alla mia vita sociale.
Ho già parlato dei forum e il più importante è certamente quello di GdR che ho frequentato nei primi 2000, attraverso cui ho conosciuto un monte di gente che frequento ancora oggi in real life (a parte Manowar tutti volentieri, tra l’altro).
Morti i forum sono arrivate le sezioni commenti dei siti che frequentavo. Anche lì era bello entrare a far parte di community e conoscere persone con le tue stesse passioni. Scoprire a trent’anni di non essere l’unico al mondo a reputare “The Last Boyscout” il miglior film di sempre è una bella epifania ed è stato possibile solo grazie ad internet.
Lo step ancora successivo di questo fenomeno sono probabilmente i gruppi su Facebook che sfociano in gruppi whatsapp, ma io non ci sono arrivato. Temo di essere sceso dal treno alla stazione prima. La mia vita fuori da internet è diventata troppo densa, con ogni probabilità, o forse non mi è ancora capitata la spinta giusta per poter fare questo ennesimo passo in avanti nel panorama del dialogo virtuale.

E’ bello dialogare su internet.
Fa incazzare, spesso, eppure è l’unico posto in cui puoi trovare interlocutori per qualunque argomento tu abbia voglia di affrontare. La mia storia con internet quindi è anche venata di un certo rammarico perchè nella mia testa sarebbe potuto e dovuto essere un posto molto più utile di quel che è diventato.
Un luogo dove imparare qualcosa, comunicare con tutti, avere accesso ad informazioni, che invece è diventato un ricettacolo di fake news, dove la “satira” ha sostituito l’informazione e dove comunicare ha ormai un significato profondamente distorto.
Non credo sia colpa di internet, però.

Conclusione: io sono Manq e la mia storia su internet è vecchia di vent’anni o quasi in cui mi sono sostanzialmente divertito.

* è probabile che i coinvolti ci guadagnino dei soldi con questa cosa e che io la stia spingendo a gratis unicamente per dare sfogo alla mia voglia di raccontarmi. Anche questo dice qualcosa della mia storia con internet.
** un pochino oggi ci lavoro per forza, perchè sono nell’ufficio marketing di un’azienda ed è impossibile prescinderne ormai. Diciamo che il mio lavoro non dipende dalle mie (non) competenze sul web ecco.

Quella volta che ho creato un account di meme

Se seguite questo blog sapete che ogni tanto faccio meme che non fanno ridere (ref.). Ovviamente intendo che non fanno ridere gli altri. Io mi ci spacco. 
Ad ogni modo, giorni fa uno dei miei contatti twitter se ne esce con l’idea di un meme di Di Maio con una frase presa da un pezzo dei Tiny Moving Part. L’associazione in se non mi aveva spostato più di tanto, però hanno iniziato ad apparirmi in testa immagini di politica con didascalie prese da pezzi emo. E boh, mi sembrava una cosa divertente.

Così ho aperto un account twitter che si chiama @emocrazia e ci ho messo dentro un po’ di queste creazioni. Pensavo sarebbe passato via inosservato… e infatti è passato via inosservato, salvo per un breve momento di gloria che mi ha portato a raccimolare una settantina di follower (#ChiaraFerragniScansati), che amo tutti come fossero figli miei.
L’immagine che ha raccolto maggior successo (e me lo aspettavo) è quella dei Pixies, ma per quel che mi riguarda, la più bella è quella con la Boschi e i Taking Back Sunday che sta in copertina alla gallery qui sotto. 
Non so quanto andrò avanti, sull’onda dell’entusiasmo ne ho creati una decina immediatamente e altrettanti il giorno dopo, postandoli poi via via nella settimana. Ora li ho finiti, magari settimana prossima mi ci rimetto, magari no, ma in ogni caso continuo a trovarla una cosa divertente.

La situa

Intorno al 20 gennaio ho scritto un pezzo su Dawson’s Creek, il cui pilota compiva vent’anni. Contestualmente, quasi per scherzo e certamente senza prospettive concrete, ho ipotizzato un #DawsonsCreekRewatch, iniziato riguardando qualche episodio e che si è chiuso incredibilmente con la revisione vorace di tutte e sei le stagioni dello show.
Mentre lo facevo ho preso a buttare su twitter le mie impressioni. Ogni tweet iniziava con “La situa” perchè voleva dare il quadro di come fossi messo in quest’impresa, ma soprattutto di quanto mi stesse assorbendo.
Finito il viaggio, mi pare buona cosa raccogliere qui sopra tutto quanto ad imperitura memoria.
E’ stata ovviamente una cosa bellissima.

22 Gennaio
– s1e08, Billy from NY irrompe a Capeside. Episodio clamoroso.
– s1e11 e ho provato a passare alla lingua originale. È come passare alla birra artigianale: gusto, complessità e struttura migliorano un sacco, ma alla fine torno sempre alla moretti.

23 Gennaio
– s1e13, season finale. Una gigantoscopica (e inattesa) rottura di cazzo. Si persevera cmq.

28 Gennaio
– s2e05, sto mollando il ritmo. Il livello di segoni mentali tra Dawson e Joey è intollerabile, ma Pacey e Andy sono cuori enormi.

30 Gennaio
– s2e11. Tutto un po’ troppo diluito, in pieno stile anni ’90. Andy è palesemente l’unico personaggio reale e infatti nella serie passa per pazza.

31 Gennaio
– s2e18, Jack è gay, Andy almost pazza, Dawson noioso come sempre. Il ritmo però in questa seconda parte di stagione è ok e io ho urgenza di un maglione a V con la riga orizzontale.

2 Febbraio
– s2e22 season finale. Torna LA DROGAH e con lei lo strazio, ma nasce il magic trio Jen-Jack-Nonna e Pacey mena il padre. That I would be good in sottofondo. Piango.

5 Febbraio
– s3e01. Non ce l’ho fatta e ho ripreso, vedrò black sails più avanti. E ho fatto dannatamente bene perché LA RAGAZZA DEL TRENO.
– s3e01. Lo so che ho già twittato in merito, ma se non è il più clamoroso inizio stagione di sempre allora non so, vi meritare un posto al sole.

6 Febbraio
– s3e08. Andy in questa stagione è carta vetrata sulla schiena, Jen è improvvisamente bellissima, Dawson ormai appendice inutile allo show e Pacey e Joey iniziano ad essere la coppia più bella della storia della TV.

7 Febbraio
– s3e09. Non avevo mai visto questo episodio e la cosa mi ha sconvolto.

8 Febbraio
– s3e16. United we stand for Principal Green. Che stagione clamorosa.
– s3e17 Pacey bacia Joey E IO ADESSO PIANGO SU QUESTO FRECCIAROSSA PERCHÉ L’AMORE È UNA COSA MERAVIGLIOSA.

9 Febbraio
– s3e22 vorrei avere Dawson a portata, strappargli il cuore e mangiarlo. Per il resto, sta stagione infila una serie di personaggi clamorosi. Hanry su tutti.

10 Febbraio
– s3e23 season finale. Dawson suca.

– s4e01. Joey torna e sono tutti suoi amici, Pacey invece sembra abbia la peste. Dov’é il vostro #MeToo ora?

12 Febbraio
– s4e05 gli showrunner hanno infilato un mazzo di scope in culo a grossomodo tutti i PG e sono tornati alla carica con i predicozzi sulla DROGAH. Spero sia solo un brutto inizio.

13 Febbraio
– s4e07. Andy se ne va e onestamente non ricordavo succedesse così tardi, pensavo sparisse almeno 20 episodi fa. Fino ad ora una stagione pallosissima. In ogni caso, so long Andy McFee.
– s4e11 e la noia di sta stagione non si attenua, but
1) Gretchen miglior personaggio femminile so far
2) l’omosessualità di Jack è trattata con intelligenza (unico tra i temi sensibili)

15 Febbraio
– s4e14. Lo showrunner non può essere lo stesso della stagione precedente. Joey litiga con Pacey perché ha un preservativo nel portafoglio ed è tutto così pesante madonna santa.

17 Febbraio
– s4e16. Pura follia.

19 Febbraio
– s4e20 uno degli episodi migliori di sempre dentro la stagione forse peggiore di sempre. Infatti è sconnesso da ogni punto di vista. Però clamoroso. Promicide titolo incredibile.
– s4e23 season finale che sa tanto di series finale. Emotivamente devastante, porta a casa una stagione sciapa che peró tutti ricordano bellissima proprio per i 4 episodi finali. Bombetta.
– s5e02 Pacey si scopa Cameron prima che finisca a lavorare per House e Dawson fa uno stage per Ronnie Preager. MCU scansati proprio.
– s5e04. Episodio mastodontico.

21 Febbraio
– s5e08 Dawson scopa e la pace nel mondo sembra di colpo possibile.
– s5e10. Bottle episode clamoroso.

22 Febbraio
– s5e14 Jen cita The Last Boyscout. Si vola altissimi.
– s5e15, quello della rapina. Non può essere davvero andato in onda.

25 Febbraio
– s5e19. La stagione Joey centrica sta dando finalmente un senso al personaggio di Dawson, ora accettabile anche nella pesantezza del suo idealismo.
O forse è che ha tagliato i capelli.

26 Febbraio
– s5e22. Ho la prova che la versione Home Video abbia una colonna sonora tutta sbagliata perché Jen non canta gli Who sul divano.
– s5e23 season finale di una stagione ultra sottovalutata. Alla fine DC è come i Ramones. Sempre gli stessi 3 accordi, eppure ci han tirato fuori un numero incalcolabile di capolavori.

27 Febbraio
– s6e01 Dawson e Joey scopano ed è la roba più anti climatica possibile. <3
– s6e02, Dawson e Joey celebrano il loro amore ritrovato nel set apparentemente identico alla loro gioventù, ma in realtà fintissimo e vuoto. Metaforissime.

28 Febbraio
– s6e05 in pratica Boris 10 anni prima.

1 Marzo
– s6e08 il concerto dei No Doubt. Gwen ti amo esattamente come fosse il 1998.
– s6e10. E’ Natale e Audrey entra in casa di Dawson con la macchina. Gli indizi iniziano ad essere troppi per ignorare che dietro a DC ci sia in realtà Shane Black.

6 Marzo
– s6e19. Immagino di aver rallentato un po’ perché non voglio che questa cosa finisca.
– s6e22 Joey Potter and the Capeside redemption. Titolo meraviglioso per uno degli episodi più belli di tutta la serie. Perfetto season finale, ma volendo anche gran finale. Ho già il magone.
– Series finale pt.1. ANOUANOUEI.
– Series finale pt.2. Si piange durissimo in casa Manq.

7 Marzo
– Bonus tweet. È stato un viaggio bellissimo ed intensissimo durato 40 giorni. Mi mancano già tutti, come la prima volta.
SERIE DELLA VITA. ❤


Alla fine ho pensato che un post sul blog non fosse abbastanza per celebrare questa impresa, quindi ho creato questa maglietta ridefinendo il concetto di sfiga AMORE.

La macchina nello spazio

Ultimamente non è che mi venga facilissimo avere fiducia nell’umanità. Tra fascisti che sparano per strada, leader mondiali che parlano ogni due per tre di arsenale atomico e idioti che vorrebbero farci tornare all’epoca buia delle epidemie diventa davvero difficile pensare positivo.
Eppure ieri per qualche ora sono rimasto a guardare affascinato l’ultima dimostrazione di quanto l’uomo possa essere capace di grandi imprese. E’ stata una bella pera di fiducia nella nostra specie, che ha avuto il suo culmine grossomodo in questo momento:

Ieri è stato lanciato il Falcon Heavy, il razzo progettato da SpaceX che punta a rivoluzionare le missioni spaziali future, sia in termini di capacità di carico, che di destinazione, che sopratutto di costi visto che il grosso del progetto sta nel rendere il vettore “riutilizzabile”.

Io non so dire se Elon Musk sia un genio, certamente è una persona fuori dal comune con una visione fuori dal comune. Una visione che, a voler ben guardare, io probabilmente non capisco visto che si parla di salvare il pianeta.
Non credo di essere una persona particolarmente egoista, eppure questa cosa del benessere della Terra non riesco proprio a farmela piacere. Io sono per il benessere degli uomini nel presente, con una prospettiva a lungo raggio che può arrivare al massimo a 100, 150 anni da oggi (solo perchè ho dei figli e spero di avere dei nipoti). Trovo giusto fare tutto il possibile, anche e soprattutto ridefinendo il concetto stesso di possibile, per migliorare le condizioni di vita attuali. Per ogni singolo essere umano, ovviamente, il che è un traguardo già abbastanza utopistico, senza necessariamente proiettarlo in avanti di migliaia di anni.
Se eliminare la malnutrizione nel mondo OGGI accorciasse di un milione di anni la stima di vita sul pianeta (che pare stia intorno al miliardo e mezzo di anni) e la scelta dipendesse da me firmerei senza alcuna riserva.
Non so se sia una prospettiva miope la mia, probabilmente è così, ma credo che l’intervento dell’uomo stia compromettendo il futuro del pianeta con uno scopo condivisibile, ovvero l’aumento della qualità della vita. Non dico che il metodo sia perfetto: non c’è egualità nell’accesso alle risorse che creiamo, e il processo è viziato da interessi che nulla hanno a che fare con il benessere di tutti, ma al netto di queste situazioni il progresso c’è ed è costante. Forse è più lento di quel che potrebbe essere, certamente è meno “giusto” di quanto dovrebbe essere, ma c’è.

Ok, m’è scivolato il pippone, il post è nato per celebrare una roba figa fatta da gente figa che non è solo brava in quel che fa, ma lo è ancora di più nel comunicare quel che fa. Perchè se vuoi cambiare il mondo, saper parlare ai sette miliardi di persone che lo popolano credo sia utile.

Quindi, tirando le somme, l’uomo ha lanciato un’automobile nello spazio.
Lo ha fatto unicamente come mossa di marketing a supporto di un test per una tecnologia missilistica che vuole cambiare il modo di pensare i viaggi nello spazio e che, se quel che abbiamo visto ieri è solo un antipasto, è probabile ci riesca pure.
Guardando la diretta è stato bello sentire la gente che applaude, che fa insieme il count down, perchè piccola o grande che sia parliamo di una conquista dell’uomo e queste conquiste hanno il dovere di unirci e ricordarci che sappiamo fare anche qualcosa di buono.

You break my heart into a thousand pieces and you say it’s because I deserve better?

Dicono che internet sia un posto giovane, ma in realtà non lo é più di quanto lo sia Gessate. Come nella “vita vera” alla fine tendi a circondarti di tuoi simili, al più sgrammato di alcuni dei paletti dettati dalla quotidianità, finendo a leggere e frequentare posti da quarantenne conscio che i giovani veri, grazie a Dio, stiano da altre parti a mangiare le pastiglie della lavastoviglie.
Con questo bias gigante sulla schiena ti trovi, anno domini 2018, a constatare che cose come la morte della cantante dei Cranberries o il ventennale di Dawson’s Creek abbiano una rilevanza reale nel tuo intorno digitale e per qualche secondo il tuo subconscio ti sinsiga con pensieri tipo: “Hai visto? Avevamo ragione noi! Il mondo lo ha capito!”. E tu, ovviamente, lì per lì ci credi.
#Einvece il mondo non ha capito proprio un bel niente, siamo solo noi (cit.) che proviamo a darci man forte gli uni con gli altri nel tentativo di dimostrare qualcosa di non richiesto e non necessario, esattamente come fosse il 1998.
Come in tutte le cose, il punto non è mai avere ragione, ma solo quanto si tenga al fatto che altri lo riconoscano. Nel mio caso, in media, tantissimo.

Le operazioni nostalgia sono da sempre una roba che fa presa, sul sottoscritto. Di solito quando iniziano è perché hai scollinato i migliori anni, ma per quel che mi riguarda posso tranquillamente dire di essere stato nostalgico da sempre. E di non essere il solo. Due esempi.
1) Una delle band che ho amato di più al liceo aveva nel demo un pezzo intitolato “13“. Gente di neanche vent’anni che rimpiangeva i bei tempi in cui ne aveva 13. Giuro. Pezzo incredibile, tra l’altro.
2) In compagnia da me tra i sedici e i diciotto anni il pezzo singalong che metteva sistematicamente tutti d’accordo era “Gli Anni”, del sommo poeta col nome di una moto.
La nostalgia è un vortice e ci siamo dentro tutti, grandi e piccini, ognuno coi propri riferimenti. Scrivere di anniversari su un blog è solo un altro tentativo di dar sfogo a questa necessità. Per qualcuno magari è una moda, per me forse la roba più naturale da fare quando apro la pagina di wordpress e decido di scriverci dentro.
Quindi adesso butto giù un pezzo su Dawson’s Creek.

Accento Svedese ha classificato gli anni ’90 come il periodo che va dalla cerimonia di apertura delle olimpiadi del ’92 fino al tragicamente noto undici settembre 2001 (ref.). Ovviamente ha ragione lui, ma nella mia testa più che di un decennio vero e proprio si parla del periodo a cavallo del Millennium Bug, da qualche anno prima a qualche anno dopo. Per la precisione, gli anni in cui è andato in onda Dawson’s Creek.
Coincidenze?
Beh, sì. Però è un fatto, gli anni prima e gli anni dopo non riesco ad associarli alla stessa epoca. DC ha scandito lo scorrere dei miei anni novanta senza necessariamente raccontarli, semplicemente coincidendoci.
Leggendo in giro dell’anniversario ho pensato di riguardarmi il pilota come puro atto celebrativo. Ora sono al quarto settimo episodio e non ho minimamente intenzione di smetterla. C’è qualcosa di difficilmente spiegabile in DC, parte la sigla (che nella prima stagione non è I don’t want to wait) e SBAM, sono a casa. Senza un senso, tra l’altro. Non ci può essere empatia per finti ragazzini che parlano di vela e Spielberg, per un contesto in cui il figo che arriva in città rapisce il cuore delle giovani suonando un cazzo di violino sul molo al chiarore della luna. È una roba ai limiti del fantasy. È come pretendere di avere Il Signore degli Anelli come proprio romanzo di formazione generazionale. Io non ricordo come fosse Beverly Hills 90210, ero davvero troppo piccolo per trovarci qualcosa più che i primi scossoni ormonali innescati da Kelly Taylor e la sua ciuffa improponibile, però dubito avesse dialoghi come quelli di DC. Nel terzo episodio Dawson dice a Jen una roba tipo “Rendiamo magica un’ora” per invitarla a beccarsi dopo scuola. La soglia del ridicolo superata in Fosbury.

Ci sono tantissime robe che da ragazzo ti appassionano, ma che riprese in mano da adulti si mostrano appunto ridicole. Ad alcune ripensi con imbarazzo, tipo lo ska, altre le rimuovi. Ognuno poi ha quei due o tre scheletri che preferisce lasciare sepolti nella memoria e che ha paura di andare a ripescare per evitare di farci i conti. Io, per dire, ho avuto questo rapporto con Jack Frusciante è uscito dal gruppo, salvo poi prendere il coraggio a due mani e constatare fosse una paranoia inutile.
Questo discorso non vale per DC.
Ho il ricordo nitido del fatto che lo guardassimo per riderne anche allora. Nessuno prendeva sul serio le storie di Capeside, ma non ne perdevamo mezza. Facevamo addirittura sporadici gruppi di ascolto ed era una roba così distante da ognuno di noi da essere paradossalmente iper inclusiva, diventando iconica.
Ho in testa questo speciale sui No Doubt andato in onda su TMC2 in cui Gwen Stefani diceva avessero proposto alla band di suonare in un episodio di Beverly Hills 90210 e loro avessero detto no, per ragioni che parafrasate avevano a che fare col concetto di sputtanarsi. Grossomodo dieci anni dopo un concerto dei No Doubt finisce al centro di uno degli episodi di Dawson’s Creek. Possiamo certamente dire che a quel punto per Gwen e soci sputtanarsi non fosse più un problema, ma in fondo credo c’entri di più il fatto che DC avesse anche per loro un peso specifico diverso e quindi avesse senso esserci, anche solo per fare dei distinguo.

La domanda ora è: cosa resta oggi di Dawson’s Creek?
Basta guardare i primi quaranta minuti per restare nuovamente folgorati e capire come lo show abbia ribaltato in toto il linguaggio con cui la TV si prefiggeva di parlare ai giovani. I concetti erano gli stessi di sempre, ma esposti in modo completamente nuovo. Qualche tempo fa mi sono ascoltato la puntata dedicata ai Teen Drama di Pilota, un podcast sulle serie TV fatto da gente che ne capisce certamente più di me. Non ricordo i contenuti nello specifico, ma ho chiaro in mente di aver pensato stessero affrontando l’argomento senza rendere i dovuti meriti, credo solo perché DC non ha mai avuto la fama di Beverly Hills né l’hipsterismo ante litteram di OC (potrei risentire per essere più preciso, ma ho un problema serio con i podcast e dopo pochi minuti la sensazione di origliare discussioni altrui mi diventa intollerabile).
Parlando di me invece, superata l’eccitazione del rivedere le camicie di Pacey, i personaggi con le t-shirt oversize e la bellezza abbacinante di Katie Holmes, restano le vicende di un gruppo di persone a cui sono rimasto legato come mi è successo per pochissime altre serie TV, anche qualitativamente molto superiori.
Le storie di Capeside, come quelle di Scrubs e recentemente di Weeds, mi hanno lasciato un piccolo buco nel cuore.
Poi c’è la colonna sonora, perfetta sempre nel suo essere completamente anonima. Tonnellate di rock radiofonico senza identità che però cementano la storia nel suo tempo. Ciò nonostante, ci sono almeno due momenti musicali di Dawson’s Creek impressi nella mia testa, “That I would be good” di Alanis Morrisette e “Baba O’Riley“degli Who. Una bella botta di pelle d’oca anche solo a ricercarle su youtube.

Chiudo il pezzo rimarcando il proposito di proseguire il mio rewatch quindi, in attesa dei momenti migliori, che poi son tutti legati al personaggio di Joshua Jackson: dalla storia con Andie (stagione 2) all’ascesa (stagione 3) e caduta (stagione 4) del suo rapporto con Joey.
Il titolo del pezzo è preso da un dialogo tra Pacey e Joey, quando lui decide di lasciarla appena prima del ballo dell’ultimo anno.
Un irripetibile manifesto emo.

PS: non ho resistito e ho fatto una ricerca sul blog. A tema Dawson’s Creek ci sono un paio di pezzi datati 2005 e 2006.
Non li rileggo manco se mi ammazzate.

NBA All-Star Game 2018

Che la partita delle stelle sia ormai una roba non solo inguardabile, ma anche priva del benché minimo significato sportivo penso sia cosa ormai assodata, tuttavia ogni anno non riesco a resistere alla voglia di votare i miei quintetti.
Il neonato 2018 non farà quindi eccezione.

I quintetti di Manq

Come ogni anno ecco anche qualche spiegazione.
Inutile negarlo, aver preso parte ad un accesissimo torneo Dunkest con gli amici mi ha portato a seguire l’NBA in maniera del tutto diversa, se vogliamo anche quasi fuorviante, e questo ha influenzato notevolmente le mie scelte. Eppure credo di aver messo su dei quintetti piuttosto interessanti.

WESTERN CONFERENCE:
Come prima scelta tra le guardie ci metto CP3 perchè è il mio giocatore preferito da sempre e perchè quest’anno con i Rockets sta facendo cose che non pensavo sarebbe riuscito a fare. Credevo difficile la convivenza con Harden e credevo avrebbero floppato, invece con lui in campo hanno saputo fare cose eccellenti e lui mi sembra davvero carico a pallettoni. Non vincerà, probabilmente, ma è legittimo aspettarsi qualcosa di meglio rispetto agli anni ai clippers. Per l’altra guardia invece voto il rookie meraviglia di Utah, Mitchell, che sta facendo vedere cose davvero eccellenti soprattutto in attacco. Ok, qui c’erano davvero moltissime scelte preferibili, ma il voto per l’allstar game è sempre questione anche di simpatia e Mitchell fa simpatia.
DMC è il miglior centro attualmente in NBA? Per molti no, per me di gran lunga ed essendo questa la mia selezione, si giustifica da solo. Gli affianco KD35 perchè pur essendo il giocatore che più odio della lega, le circostanze hanno voluto sia il mio fanta capitano e quindi va incoraggiato e sostenuto, insieme a Kuzma che è un’altra matricola che mi sta davvero impressionando. I Lakers fanno schifo, ma secondo me lui è molto buono e si è fatto certamente notare in questo inizio di stagione. Diciamo che si prende il voto che avrei dato a Tatum se avessi avuto spazio ad est.

EASTERN CONFERENCE:
Secondo il sito dell’Allstar Game Ben Simmons è una guardia e quindi una delle due posizioni disponibili va a lui perchè ho il dubbio sia uno di quelli che ne passano pochi nella storia (semicit.). Seconda scelta per Uncle Drew, che diciamo raccoglie simbolicamente il voto che va alla Boston di questo inizio stagione. Una squadra che perde il suo innesto chiave nei primi 5′ di stagione e che nonostante quello tira fuori una forza ed una compattezza incredibile. Irving poi scarso non è e direi che un po’ del suo ce lo sta mettendo, quindi posizione assegnata.
A fare il centro avrei dovuto metterci Drummond, la sua stagione (e quella dei Pistons, se vogliamo) sono al momento ben al di sopra delle mie aspettative, tuttavia io mi riservo sempre una quota Hornets e quest’anno Superman mi sta davvero sorprendendo per qualità e costanza. Non sarà più l’Howard di un tempo, ma è decisamente cambiato rispetto alle ultime deludentissime versioni.
Altra ala che voglio votare è Aaron Gordon, entrato nel mio cuore dall’anno in cui gli scipparono la gara delle schiacciate, è davvero migliorato molto e sta facendo vedere cose interessanti. Anche lui è nella mia fanta squadra e mi ha già fato vincere più di una partita, quindi posto meritatissimo. Chi rimane? Kevin Love, che si prende il posto di LBJ. Il motivo è che mi ha molto sorpreso il modo in cui è stato protagonista in questa prima parte di stagione, probabilmente il giocatore che ha tratto maggior vantaggio dalla partenza di Irving. Ora con il rientro di IT le cose probabilmente cambieranno, ma per me merita un posto nei cinque.

 

Once upon a time #2

Il 5 settembre 1999 una televisione nazionale mandava in onda la registrazione integrale di un festival alternativo alla sua prima edizione.
Il concerto, registrato il giorno prima dall’Arena Parco Nord di Bologna, vedeva alternarsi sul palco Tre Allegri Ragazzi Morti, Verdena, Punkreas, Lit, Hepcat, Silverchair, Joe Strummer e Offspring, che però furono gli unici a non concedere i diritti per la ritrasmissione del concerto in TV.
Per quanto tutta la replica televisiva sia rilevante ai fini di questa rubrica, il culmine furono certamente i 40 minuti del video qui sotto.

Il canale si chiamava TMC2 e il concerto era l’Independent Days Festival. L’esperimento non fu mai più ripetuto.

Once upon a time nasce come rubrica di manq.it che racconta momenti che hanno fatto la storia della musica. O forse la storia in generale.
L’uscita di Once upon a time #3 è da considerarsi altamente improbabile.

Same ginepraio, more cazzimma

Giorni fa, a seguito della faccenda Weinstein ho scritto un post. Ci ho messo tanto perchè volevo essere sicuro di non dire cose fraintendibili o che potessero in qualche modo prestare il fianco ad accuse di maschilismo o misoginia.
Ne è uscita una roba di cui ovviamente condivido anche le virgole, ma che glissava  (o forse non si soffermava a sufficienza) su certi aspetti che reputo comunque chiave nella questione.
Lo scandalo però non si è fermato ed ha coinvolto altri personaggi. Uno è Louis CK, un altro è Jesse Lacey. Sul secondo la mia lucidità è andata completamente affanculo, quindi ecco una sorta di remix del post precedente.

Partiamo da Louis CK.
Dopo le accuse, il comico ha pubblicato una dichiarazione in cui conferma la veridicità delle testimonianze e si assume le responsabilità delle sue azioni. Una parte di questa dichiarazione secondo me è piuttosto interessante. Cito:

At the time, I said to myself that what I did was O.K. because I never showed a woman my dick without asking first, which is also true. But what I learned later in life, too late, is that when you have power over another person, asking them to look at your dick isn’t a question. It’s a predicament for them. The power I had over these women is that they admired me. And I wielded that power irresponsibly.

Non importa che le donne in questione fossero consenzienti, il consenso derivava da un rapporto di potere che le stesse avrebbero percepito come forzatura. Louis CK quindi avrebbe dovuto valutare la cosa e scegliere per loro. “So che per te è ok che io ti mostri il cazzo, ma tu non lo vuoi davvero. Pensi di volerlo e sta a me che sono l’uomo capirlo e decidere al posto tuo che non è il caso.”
Il messaggio da portare a casa da tutta la vicenda quindi è che le donne non sono in grado di prendere decisioni in autonomia. Quella riportata qui sopra, per me,  è la cosa più maschilista di tutta questa faccenda. Accolta come l’ammissione di colpa accettabile per un comportamento inaccettabile, è in realtà una dichiarazione offensiva a giustificazione non necessaria di un comportamento magari non condivisibile, ma certamente non molesto.
Io non c’ero, quindi quello che è successo non lo so. So quel che ho letto, e per me vale la regola che mi ha insegnato mia nonna: “Chiedere è lecito, rispondere è cortesia.”, fatto salvo ovviamente che
1) la richiesta sia reale e non retorica
2) la risposta sia accolta e rispettata, senza conseguenze
Questi episodi invece hanno una montagna di non detti, di implicazioni presunte o potenziali su cui è facile costruire qualsiasi tesi, ma che di fatto non sono buone per nulla che non sia una bufera mediatica sui social. Il motivo per cui Louis CK probabilmente non lavorerà più (o comunque avrà problemi in tal senso), ma non avrà problemi legali. Almeno a quanto ne so.
A me resta sempre difficile pensare che un uomo che decide di fare “avances inappropriate” lo faccia sempre calcolando l’esatto rapporto di forza in essere in quel momento e non, più semplicemente, perchè non riesce ad ossigenare simultaneamente cervello e corpi cavernosi. Non è questione banale. Siamo davvero sicuri Louis CK in quelle circostanze ci abbia provato perchè conscio di giocare la parte del leone e non, più semplicemente, perchè è uno che se vede una bella donna non riesce a fare a meno di volerla portare a letto? Non è che il secondo scenario non sia grave o problematico, ma son davvero due piani  di esistenza completamente diversi. Soprattutto, non è che i due scenari siano mutualmente esclusivi. Il fatto che Weinstein caschi nel primo caso, non vuol dire ci caschino tutti o che il secondo non possa esistere. Facciamo dei distinguo, se è il caso.

Passiamo alla questione Jesse Lacey.
Mi trovo a dover commentare questa cosa partendo dal fatto che nella mia top 3 personale delle canzoni dei Brand New c’è “Me vs. Maradona vs. Elvis” e adesso cliccate sul link e ve la ascoltate leggendo quel cazzo di testo.
Non ha un significato diverso, oggi. E’ lo stesso identico autoritratto crudo e cinico che è sempre voluta essere e chi pensava fosse una sorta di inno al “bomberismo” probabilmente ascoltava i Brand New per i colori delle copertine dei dischi.
In una dichiarazione pubblicata oggi dallo stesso, Jesse ammette di essere stato a lungo in uno stato di dipendenza da sesso, cosa per cui si è già curato e da cui è già uscito. A costo di passare per fanboy miope, ci vedo una montagna di differenza tra chi allo scoppiare dello scandalo decide di andare in rehab (tipo Kevin Spacey) e chi lo ha fatto ben prima di finire sotto accusa.
Ora arriva la parte difficile da scrivere.
La ragazza che lo accusa parla di richieste di foto intime e situazioni avvenute via chat/skype. Non ce la faccio a percepirla come una situazione di cui si può avere paura, non riesco proprio. Quello che vedo e comprendo è il risentimento derivante dalla delusione di chi aveva dei sentimenti e se li è visti calpestare. Non è una cosa da poco, ovviamente, ma non è ammissibile trasformarla nella base per accuse di molestia. Creerebbe un precedente pericolosissimo, in questa dannata società plasmata dai preti. Provo a spiegarmi meglio.
Si parla tanto di “educare” gli uomini alla sessualità e ai rapporti con l’altro sesso. E’ davvero qualcosa di fondamentale, per me. Quel di cui non si parla mai però è di educare le donne, che ne avrebbero altrettanto bisogno.
Cresciamo le donne (non io, se dovessi farlo con mia figlia SPARATEMI) con l’idea che il sesso, anzi, che “darla via” sia una colpa senza appello, attenuata al massimo dal fatto che lui sia il vero amore, quello giusto, il ragazzo perfetto. Che ci si debba pensare bene prima di farlo, che si debba essere sicure. Questo perchè è una cosa di cui dover rendere conto.
Si parla di “pressioni psicologiche” subite dalle ragazze che accettano di andare a letto con un uomo, ma mai della pressione psicologica che le stesse hanno a dover ammettere sia stata anche una loro decisione. Il giudizio costante a cui sono sottoposte. In questo clima, davvero può bastare un “Eh, ma non volevo”  che sa più di giustificazione che di accusa, per mettere alla gogna una persona?
NON STO DICENDO CHE LE MOLESTIE NON ESISTANO.
Sto dicendo che la situazione è complessa e che affrontarla come viene affrontata ora è sbagliato. Non è una caccia alle streghe, quella in atto. E’ un rigurgito di mille situazioni diverse, in cui si deve iniziare a fare distinguo tra caso e caso. Weinstein non è Spacey, Louis CK non è Jesse Lacey e via dicendo. E invece stanno tutti finendo alla gogna nello stesso identico modo.

Lo so, c’è un elefante nella stanza. La ragazza aveva quindici anni e Jesse ventiquattro. Ovviamente è una cosa sbagliata. Moralmente, eticamente. Non c’è dubbio.
Per me la pedofilia però è un’altra cosa e credo ci sia un motivo se personaggi come Ian Watkins la stiano pagando in galera e non su twitter. Magari poi JL finirà sotto processo e verrà condannato. Magari quel che è venuto fuori è solo la punta di un iceberg che comprende fatti ben più gravi. Se così fosse, è giusto venga chiamato a rispondere delle sue azioni come sta succedendo a Steve Klein. Fino ad allora però, facciamo dei benedetti distinguo.

A differenza dell’altro post, questo l’ho scritto abbastanza di getto. Se sia o meno un bene non lo so. Mi piacerebbe che chi leggendo pensasse abbia scritto una montagna di cazzate poi me lo dicesse anche, perchè credo davvero parlare della cosa sia un bene assoluto. Molto del problema è culturale e credo che solo parlandone possa davvero venire a galla cosa c’è di sbagliato in quel che diamo per assodato sia normale.
Boh, magari sto giro succede davvero.

Ginepraio

Quando ho letto della faccenda Weinstein e delle accuse di Asia Argento avrei voluto scrivere due righe sul blog. Non che avessi chissà quale nuova prospettiva da illustrare, più che altro perchè avere un blog è sostanzialmente pubblicare opinioni personali non per forza necessarie e io, in merito, un’opinione ce l’ho. Alla fine invece ho lasciato andare senza dire nulla. Mi ci sono sforzato eh, a non scrivere. Il motivo? Quando si parla di molestie e sessismo si inasprisce ancora di più il meccanismo per cui le opinioni debbano sempre essere nette ed assolute, mentre io probabilmente ho bisogno di sfumature. Queste sfumature in una discussione finiscono sempre per venir stravolte, estrapolate a cazzo e usate per definirti come il peggiore degli stronzi. Dici “Weinstein è una bestia, ma…”* e se ti dice bene ti prendi del femminicida.
Mi succede da anni, quando si va in argomento. Tutto considerato è possibile io sia davvero il peggiore degli stronzi, ma resta il fatto che discutere di questo argomento è muoversi in un ginepraio. Sono alla terza quarta stesura del pezzo e ancora non so come uscirà. Scrivendo alcuni pensieri mi sono reso conto fossero cazzate e questo mi porta a pensare che non scriverne subito sia stato uno sbaglio. Mi conosco e so che mettermi al PC e stendere un post è il modo migliore che ho per riorganizzare le idee, eppure avevo (leggi: ho) davvero fastidio ad espormi.
In questi giorni però è venuta fuori la storia di Kevin Spacey e, mentre scrivo, quella di Dustin Hoffman. A sto punto parliamone, affrontiamo il ginepraio e usciamone nell’unico modo possibile.

Andiamo per punti, va.

  1. Kevin Spacey potrebbe essere un pedofilo, un molestatore seriale o semplicemente uno che una volta, ubriaco, si è trovato un ragazzino in camera e ha ipotizzato che questo ragazzino si fosse messo lì per provarci col grande attore. Ognuno di noi può farsi l’idea che vuole in base a quale racconto preferisca ascoltare, ma chi gli da da lavorare dovrebbe basarsi su qualcosa di più concreto e comprovato prima di rivedere le proprie posizioni. A meno che loro sappiano, ma a quel punto perchè fino a ieri non era un problema?

  2. Molti sottolineano il fatto che lui non neghi, ma quel comunicato a me da più l’idea di essere stato formulato su consiglio di qualche legale/manager che sperava pagasse la politica della “sincerità” con tanto di coming out finale a spostare l’attenzione.
    Così non fosse, il suo dire “non ricordo, ma se è successo mi scuso” presuppone che la situazione descritta da Rapp per Spacey sia plausibile. Il che non gioca a suo favore, ovviamente. Di nuovo, ognuno può farsi l’idea che vuole fino a che tutto resta nell’ambito delle disquisizioni da social.

  3. Il coming out. Ho letto di larga parte della comunità gay risentita perchè “facendo coming out tira in mezzo tutti gli omosessuali nelle sue porcherie”. Mi pare un’analisi incomprensibile.

  4. Si è innescato un domino. Forse è stato scoperchiato il vaso di pandora o forse il momento è così caldo mediaticamente che tutti i giornali e le riviste impieghino tantissime risorse alla ricerca di una nuova storia per cavalcare l’onda. Il fatto che in quell’ambiente non venga fuori nulla di meno recente del 1986, almeno per il momento, è strano, se l’obbiettivo è rompere il silenzio e cambiare le cose per davvero.

  5. Weinstein è una bestia

  6. Ma della vicenda Weinstein alcune cose andrebbero chiarite, alcune domande andrebbero fatte, senza dover passare per forza per quelli che danno addosso alle vittime. Asia Argento lo ha accusato dopo anni di silenzio perchè finalmente ha trovato la forza di parlarne. Brava. Poi fa riferimento ad altri episodi, ben più gravi e con diversi carnefici, ma di questi non fa i nomi. Credo sia legittimo chiedersi perchè. Non sto dicendo non sia vero, ma senza fare i nomi alla fine resta solo il gossip pruriginoso del “ce ne sono anche altri, chissà chi sono…”, buono per le discussioni dal parrucchiere.

  7. Ma assodato che nessuna attrice dovrebbe essere messa nelle condizioni di scegliere tra carriera e dignità personale, una volta che la scelta si pone è giusto che chi ha scelto carriera sia messa di fronte alle proprie responsabilità. Ancora, non si tratta di incolpare le vittime, ma di fare distinguo. Nell’ambito della ricerca da cui vengo io è prassi proporre a gente altamente specializzata ed istruita di lavorare gratis. Chi accetta di farlo, magari sulla base del fatto che se lo può permettere, alimenta un problema pur non essendone la causa.  Deresponsabilizzare in toto queste tipologie di scelta solo perchè “vittime” di un sistema marcio pre-esistente non aiuta a risolvere il problema.
    Attrici che non avendo accettato di farsi scopare da Weinstein non sono finite a ringraziarlo con in mano l’oscar immagino siano d’accordo con me.

  8. Ma credo che avere una posizione di potere in quell’ambiente ti porti ad essere costantemente circondato da donne bellissime che vogliono dartela e, ad una certa, immagino possa succedere di pensare che TUTTE le donne bellissime vogliano dartela, per finire a credere che TUTTE le donne bellissime DEBBANO dartela. Non è una giustificazione, ma credo sia importante capire cosa c’è alla base di un certo comportamento. Ho appena visto la prima stagione di Mindhunter.

  9. La cultura machista di cui la nostra società è pregna è un problema, ma lo sono anche i retaggi che ci portano a vedere il sesso come una cosa turpe, sporca e verso cui siamo completamente a disagio. Perchè posto nessuno dovrebbe permettersi avances inappropriate verso il prossimo, è altrettanto vero che se fossimo a nostro agio daremmo alla cosa un peso ben diverso. Una volta un tipo in discoteca mi ha strizzato il culo e messo le braccia al collo. Ho declinato l’offerta ridendo e lui ridendo se n’è andato. Ovvio che non ne avesse il diritto, ma se questa cosa fosse bastata a turbarmi psicologicamente credo sarebbe stato importante chiedersi perchè e non credo che interrogarsi sulle proprie reazioni implichi in nessun modo negare l’inadeguatezza del gesto subito.

  10. La cosa davvero brutta, è che tutta questa storia finirà in niente. Gente come Weinstein si godrà i miliardi scopando esattamente quanto prima e con le stesse premesse di prima. E noi finiremo a parlare d’altro.


* la storia del “se c’è il ‘ma’ sei un razzista/omofobo/whatever” è una puttanata che va bene FORSE a sedici anni. Cosa c’è dopo il ma fa tutta la differenza del mondo.

Quinoa or not quinoa?

Da ieri rimbalza per la rete un pezzo intitolato “PERCHÉ NON C’È NULLA DI ETICO NELLA VITA DI UN VEGANO“. Dopo averlo letto l’ho condiviso e ho provato a parlarne con alcune persone vegane che conosco.
Ci sono due livelli di analisi del pezzo di cui sopra.
Il primo è focalizzarsi sui toni, che è la cosa che viene più immediato fare, credo anche nell’intento di chi ha scritto il pezzo. Da quando internet ha reso la figura del giornalista indistinguibile da quella del blogger ci tocca continuamente leggere articoli dai toni “simpa”, con livelli di sarcasmo semplicemente inadeguati e per cui lo sforzo principale diventa arrivare in fondo al primo paragrafo senza spaccare il PC. Il mio riferimento mentale in questi termini è Scanzi, c’è chi (a ragione) cita Travaglio, sono entrambi ottimi esempi di quanto irritante può essere quel tipo di approccio. L’articolo uscito su The Vision è un fulgido caso di sbagliare i toni. D’accordo, ma andrei oltre.
Il secondo livello è focalizzarsi sui contenuti e qui la questione diventa più interessante. A mio modestissimo parere, il senso dell’articolo è nell’ultima frase:

“L’unica cosa che possiamo fare, la prossima volta che ci troveremo a mangiare in una hamburgheria artigianale con un amico vegano, è aiutare chi ci sta di fronte a scegliere. Fra il burger di quinoa con guacamole e mayo di mandorle e l’unica scelta etica possibile: il digiuno.”

A me pare ovvio l’obbiettivo del pezzo sia mettere in discussione un preciso approccio al veganesimo, che non è quello della maggior parte dei vegani che conosco, ma che è quello della maggior parte dei contenuti Go Vegan che mi arrivano in faccia.
Oggi ho condiviso un secondo pezzo, che punta a rispondere a quello di ieri: “Perché non c’è nulla di etico in quell’articolo sui vegani“. E’ un bell’articolo, scritto bene e ben costruito, che contestualizza i dati in maniera accurata e apre ulteriormente la visione di insieme. Solo che sbaglia mira. Dice, in riferimento al post di Lenardon:

…è un hatchet job dove si isolano informazioni dal loro reale contesto per porle in una narrativa che cerca di rassicurarti che quelli che mangiano piante sono tutti hippies scemi e tu che mangi wurstel sei uno figo e razionale e intelligente.

Non è affatto quello il punto, per me. Discutere chi scrive libri di “cucina etica” promuovendo la quinoa non è discutere chi sceglie di essere vegano.
Anni fa, in seguito ad alcune dichiarazioni omofobe di Guido Barilla, era partita una campagna di boicottaggio al marchio. Scelta legittima e se vogliamo condivisibile, a patto poi si acquisti la pasta da un produttore che sappiamo per certo essere gay friendly, o quantomeno la cui posizione in merito possa essere considerata meno sbagliata. “Compro Rummo perchè, se anche odiano i gay, hanno la decenza di non dirlo in pubblico” è una posizione assolutamente legittima, “Compro Rummo perchè Barilla odia i gay” lo è meno.
In risposta al pezzo originale però ci sono stati anche articoli davvero impresentabili, che tuttavia aiutano ad analizzare il fenomeno a tutto tondo, tipo: “Perchè non c’è nulla di etico nella vita di Matteo Lenardon : una critica sensata (forse)“. Ecco, già il titolo non lascia sperare benissimo (tanto meno il sito su cui è pubblicato), ma andando a leggere viene da pensare che articoli come quello di The Vision tutto sommato male non facciano. Cito:

Magari sarebbe stato più completo cercare di andare alla radice di questo problema, non è di certo colpa del vegano se vengono espropriate terre e ridotti umani alla fame per la produzione di quinoa (che poi, a dirla tutta, quante volte avete mangiato la quinoa?). Magari sarebbe stato più corretto parlare del comportamento aggressivo di ogni multinazionale del cibo, che vedendo aumentare la domanda, si è comportata di conseguenza. Semplice logica di mercato, non c’era nessun pretesto per attaccare il vegano.

La visione è abbastanza miope. Una scelta vegana che si basa sull’impatto ambientale dell’alimentazione carnivora/onnivora non può essere messa di fronte al suo stesso impatto ambientale perchè, ehi, il problema sono le multinazionali e le logiche di mercato, che evidentemente non si applicano al business della carne o non sono in ogni caso sufficienti a redimerlo.

E’ oggettivo ci siano nella scelta del veganesimo una buona fede indiscutibile ed un obbiettivo encomiabile. Il punto è cercare di comprendere se la strategia che si usa per arrivarci sia utile, ininfluente o addirittura controproducente. In un contesto sociale ed economico in cui l’etica sta sui menu dei ristoranti, ma non nelle teste di chi legifera su temi come commercio, agricoltura, allevamento e lavoro, per me è difficile comprendere i reali effetti della mia dieta. Da ignorante sono portato a pensare ci sia un numero X di vegani a cui tendere, sufficiente ad alleggerire l’impatto della produzione di carne, ma non abbastanza alto da diventare reale oggetto di speculazione economica globale e quindi causare danni maggiori rispetto al beneficio.
Un amico via whatsapp mi ha scritto: “Il mondo è come un grande party GdR. Servono tutti: chierici, ladri, maghi, guerrieri,… l’equilibrio che si crea in questa eterogeneità porta grandi benefici. I vegani sono quei paladini un po’ idioti che prendiamo tutti per il culo, ma alla fine in un party numeroso servono anche loro. Un mondo di soli maghi, o guerrieri, o salcazzo non funzionerebbe. Io rispetto la loro scelta, sono sicuro che per molti punti di vista sia migliore della mia. Allo stesso tempo non penso che il mondo sarebbe necessariamente un posto migliore se tutti fossero vegani.”
Ecco.

La cosa buona di tutta questa faccenda è esserci fermati a pensare alla questione, in quest’ottica tutti gli articoli hanno fatto qualcosa di utile.
Tranne questo, ovviamente.