Scrivo un blog per pura passione e per sfogare in parte la mia voglia di notorietà.
Di conseguenza sono contento se qualcuno legge quello che scrivo e lo apprezza, così come lo sono ancora de più se magari qualcuno ha anche voglia di divulgare quello che pubblico.
La prima reazione nel vedere l’immagine che avevo creato sul caso delle liste Formigoni pubblicata su un sito abbastanza conosciuto e rinomato come Giornalettismo.com quindi mi aveva fatto un gran piacere.
Davvero.
Una sorta di riconoscimento del fatto che qualcuno l’aveva apprezzata al punto da ripubblicarla. Leggendo l’articolo, però, non era segnalato in nessun posto che l’immagine arrivava da qui e questo oltre ad andare contro le Creative Commons del mio sito (cosa di cui però non sono sicuro perchè di queste cose non me ne intendo), ha arrecato un brutto colpo al mio ego.
Di conseguenza ho deciso di scrivere al sito e richiedere che la cosa venisse precisata.
Non avendo ricevuto risposta, ho pensato di organizzarmi per i fatti miei.
Spero nessuno si offenda, il mio è un gesto privo di cattiveria e vuole avere unicamente valore simbolico. Se i gestori di Giornalettismo.com volessero utilizzare l’immagine che avevano scelto in precedenza per me non ci sarebbe nessun problema, è facilmente reperibile al nuovo link che ho messo qui sopra.
Magari precisando da dove arriva, questa volta.
A chi come me dedica tanto tempo a curare un blog privo di scopi di lucro, ma unicamente per passione un po’ di riconoscimento può far piacere ogni tanto.
La pagina del sito in questione ora (e fino a che non cambieranno il link) è come la vedete affianco.
Centrale, nel dibattito politico italiano, è il DDL intercettazioni, anche detto legge bavaglio.
Nell’ultimo periodo non si sente che parlare di questa legge e le mobilitazioni per fermarla sono state molteplici. La stampa tutta, o quasi, ha sollevato clamore attorno alla questione e l’opinione pubblica si è schierata con i giornalisti nel tentativo di tutelare il proprio diritto all’essere informati.
Da qui una lotta serrata fatta di continui cambiamenti, modifiche e rimescolamenti.
Cose che sanno tutti.
Quello che non proprio tutti sanno invece è che lo scorso 21 luglio il Presidente della Commissione Giustizia della Camera, On. Giulia Bongiorno, ha dichiarato inammissibili gli emendamenti presentati dall’On. Roberto Cassinelli (PDL) e dall’On. Roberto Zaccaria (PD) al comma 29 dell’art. 1 del c.d. DDL intercettazioni. Questo vuol dire che nel sopracitato DDL resta la norma che obbliga anche i blog a pubblicare entro 48 ore le rettifiche.
Resta quindi il tentativo di uccidere la rete intesa come unico elemento capace, attualmente, di far valere la propria libertà di opinione ed espressione.
Da cittadino, prima che da blogger, questa cosa mi da un certo qual fastidio.
Da blogger non professionista e intutelato invece, l’essere equiparato nei doveri e nelle sanzioni ad un giornalista mi da profonda preoccupazione.
Scrivo tutto questo perchè non sono convinto che la stampa ed i giornalisti solleveranno un nuovo polverone per salvare il web, soprattutto non dopo essere riusciti nell’impresa di salvare loro stessi.
E’ bene, a mio avviso, che quante più persone si rendano conto di tutto questo.
A tal fine smetto di scrivere e lascio alcuni link utili allo scopo, nella speranza che chiunque si trovi a passare da queste parti non solo si informi, ma abbia anche a cuore la possibilità di diffondere il messaggio e informare a sua volta.
C’è un tasto, qui in basso, che permette di spargere la voce ad esempio su Facebook. Per una volta potrebbe essere intelligente premerlo.
Ecco i link, buona lettura.
– L’appello su Facebook.
– Lettera aperta a Fini e Giglioli.
– La Stampa.
– Repubblica.
A mezz’ora dall’inizio del mondiale, scopro che il servizio streaming della Rai è accessibile solo sul territorio italiano.
Utilissimo.
Immagino ci siano milioni di famiglie che non prendono Rai1 a casa, ma che hanno la banda larga.
Noi italiani all’estero invece veniamo buoni solo quando c’è da votare, poi per il resto chissenefrega, possiamo benissimo guardare la nazionale commentata dai tedeschi. Sempre che dopo l’ultima volta i tedeschi decidano di farla vedere.
Non ci sono più parole per descrivere il mio paese.
EDIT: A riprova di quanto detto sopra la televisione pubblica tedesca manda tutte le partite del mondiale in chiaro. Tutte. Come è giusto che sia, cazzo.
E’ un po’ che non scrivo, ma non sono certo qui per cambiare questo stato di cose.
Niente ispirazione, nessuna voglia di cadere nel classico discorso di politica che vorrei fosse un dibattito e che invece si trasforma in un triste monologo.
Zero di zero.
Ho scoperto che le prime giornate di caldo qui hanno un odore diverso. Non migliore, non peggiore. Diverso.
E poi ho scoperto che Katy Perry ha delle tette spropositate, indipendentemente dal colore dei capelli. Questo più che altro lo scrivo per legittimare tutti quei firewall aziendali che, sa il cazzo perchè, bloccano il mio blog causa “contenuti sessualmente espliciti”. Fossi un pelo più megalomane inizierei a dire che “mi tappano la bocca perchè sono scomodo”.
Domani iniziano i mondiali in terra, che per tutti sono quelli di Sud Africa 2010, ma per me saranno quelli di Germania 2010.
Nonostante non condivida praticamente nessuna delle scelte di Marcello L’hippy tiferò Italia.
Stando a quel che sento in giro sarò uno dei pochi e non è una battuta.
Chiudo qui, ho fatto ben più di quanto mi ero prefisso.
In realtà poi non è vero, perchè mi ero prefisso di scrivere meno e fare un post di video.
Io mento a me stesso, ma non mento al mio blog.
Stranezze.
Vado a letto, che è tardi.
Ah, Uncharted 2 è un gioco molto figo, peccato non aver giocato il primo episodio.
Quello postato qui in alto è il link ad un articolo pubblicato qualche giorno fa da Science, una delle più prestigiose ed autorevoli riviste scientifiche esistenti. L’argomento che viene esposto dal professor Venter e dalla sua ampia schiera di collaboratori è, a mio avviso, di ampio rilievo per quel che concerne i dilemmi etici e morali della scienza ed il motivo per cui dico tutto questo è presto spiegato: nei laboratori di San Diego questo gruppo di ricercatori ha generato una cellula artificiale.
Ora cercherò di spiegare il concetto in modo che risulti il più chiaro possibile.
Partiamo da delle definizioni di base. Cos’è una cellula dovrebbero saperlo tutti, oramai, ma è comunque bene ribadirlo. Trattasi della più piccola ed essenziale forma di vita nonchè del “mattone” di cui si compongono tutti gli organismi viventi. Esistono diversi tipi di cellule, come esistono diversi tipi di organismi, ed alcune di queste bastano a se stesse e non necessitano di costituire strutture superiori insieme a loro simili. Questi sono gli organismi unicellulari e l’articolo in questione fa riferimento proprio a loro in quanto tratta di batteri.
Sì, un batterio è una cellula, ma non sta qui lo scoop.
Altro concetto da definire è quello di DNA, anche in questo caso nella speranza di apparire ridondante rispetto alla conoscenza media dell’argomento. Il DNA è la sede delle informazioni necessarie alla cellula per sintetizzare le proteine necessarie alla cellula stessa per poter vivere. Le proteine infatti non solo adempiono a funzione strutturale, ma sono anche essenziali per la vita poichè servono a produrre tutto quello di cui c’è bisogno, ivi compreso altro DNA da donare alle cellule figlie.
Sembra complicato, ma in realtà non lo è.
Cos’hanno fatto quindi questi baldi giovani californiani? Vediamo se riesco a spiegarlo. In sostanza hanno sintetizzato l’intero genoma (sorry, errore mio, Genoma = intero patrimonio genetico di un organismo) del batterio Mycoplasma Mycoide e l’hanno impiantato in una cellula sostituendolo al proprio genoma “biologico”.
Quello che succede, a questo punto, è che da quel momento in poi tutte le proteine sintetizzate dalla cellula “trapiantata” avranno come stampo il DNA sintetico e saranno, per tanto, da considerarsi sintetiche a loro volta. Stesso discorso vale per le cellule figlie che da quella cellula trapiantata si origineranno, poichè tutto quello di cui saranno composte, avendo origine da DNA sintetico, è da considerarsi sintetico a sua volta. La conclusione è quindi che il professor Venter ha generato cellule sintetiche ed è qui che sta lo scoop.
Il meccanismo è il medesimo che si utilizza per la clonazione: si sostituisce un DNA con un altro e quello che si originerà dopo la sostituzione sarà dipendente dal DNA inserito. La cosa nuova è che il DNA utilizzato per il trapianto in questo caso non è preso da un’altra cellula, ma costruito dall’uomo.
Non è quindi corretto dire che sia stata creata la vita, ma sicuramente è stato generato un organismo vivente “non naturale”.
Provo a spiegare tutto questo prima di parlare del problema etico riguardo questa scoperta perchè troppo spesso ci si limita alla superficialità delle cose e ci si schiera sulla base di ideologie o convinzioni senza realmente capire la portata di ciò di cui si discute. E non lo dico solo riferendomi a presumibilissime invettive clericali sull’uomo che gioca a fare Dio, ma anche pensando a coloro che spesso vanno avanti senza porsi alcuna domanda o “limite”, usando la parola con opportune virgolette.
Ora dirò il mio pensiero in merito. In giro leggo molte discussioni in cui ci si focalizza su quanto questa cellula sia realmente sintetica in virtù di disquisire come al solito sulla creazione, sull’uomo e su Dio. Di queste cose a me, sinceramente, importa pochino.
Ciò che importa è che ancora una volta l’uomo ha fatto un passo verso la totale comprensione del mistero della vita. Da scienziato la cosa ovviamente mi fa piacere, ma non posso negare come al tempo stesso mi intimorisca. Non so se il mio “bisogno di ignoto” sia dovuto ad un retaggio culturale o insito nella natura dell’uomo, ma sta di fatto che mi è difficile pensare di abbandonare l’unica certezza che abbiamo, ovvero quella di non avere certezze. Ovviamente non siamo per nulla vicini a svelare tutti i segreti della vita, ma ogni volta che leggo i passi avanti mi pongo questo tipo di dilemma.
Riguardo le implicazioni che scoperte del genere possono avere è indubbio come si parli tanto di risvolti positivi quanto di negativi. Continuo tuttavia a pensare che non è bloccando l’avanzata della conoscenza che si prevengono i risvolti negativi, ma solo vigilando su come questa viene utilizzata.
Insomma, in certi casi prevenire non è affatto meglio che curare.
Se mettessimo in galera alla nascita tutti gli esseri umani non avremmo criminali per strada, ma sarebbe la soluzione più giusta?
Io credo di no.
Non aggiorno da un po’ e sento il bisogno di farlo.
All’inizio pensavo di scrivere un post sulla mia prima settimana di training in palestra e ci ho anche provato a buttarlo giù in un paio di occasioni, ma non ne sono mai rimasto soddisfatto e così ho deciso di abortire il progetto.
Anche il post sulla nuova casa è definitivamente stato cestinato causa carenza di motivazione. Il nuovo video dell’appartamento però è stato realizzato ed è possibile vederlo qui.
Argomenti papabili rimasti in lista sarebbero il porno casalingo di Belen e l’ennesimo fallimento di LeBron James. Se sul primo non c’è molto da dire, almeno fino a quando riuscirò a visionare il materiale in questione (in quest’ottica sto anche promuovendo un’iniziativa in rete che insospettabilmente stenta a decollare), sul secondo ci sarebbe veramente molto di cui parlare. Io, tuttavia, non sono la persona giusta per farlo perchè dell’NBA sono sì tifoso, ma non esperto. Dico solo che a questo punto la finale ad est sarà sicuramente interessante e chiunque vinca, probabilmente, nulla potrà contro i Lakers. Spero di essere smentito, ovviamente.
Bene, dopo aver detto tutto quello di cui potrei parlare ma di cui non voglio scrivere forse è il caso di motivare la foto del disco che troneggia qui a lato.
Dopo anni ho finalmente comprato “It’s Alive” dei Ramones, il disco che da sempre invidiavo alla collezione di Orifizio.
Semplicemente il più bel disco live della storia.
Passata, presente e futura.
Ieri sera è stata trasmessa una puntata speciale di Annozero, la trasmissione di Michele Santoro.
A causa della cancellazione di tutti i talk show dai palinsesti Rai, questa è stata trasmessa solo da alcune TV private e satellitari, nonchè in rete, dando luogo al più grande fenomeno on-line della storia italiana.
In questo blog amo parlare del mio Paese e credo che un tale evento meriti di essere analizzato.
Oggi in rete è possibile rivedere l’intera trasmissione cercandone i frammenti su youtube (23 in totale, per una durata poco superiore alle tre ore).
Come prima cosa quindi ho deciso di creare una playlist in cui fosse possibile vedere tutto il programma, dall’inizio alla fine.
Spero funzioni.
Divulgo tutto questo perchè ritengo che per potersi dire favorevoli o contrari a quanto viene affermato nel programma, in prima istanza è necessario averlo visto. Sembra banale, ma questa cosa spesso viene dimenticata e troppi sono quelli che parlano sul sentito dire, sui loro preconcetti o su quanto altri hanno detto loro in merito.
Io “Rai per una notte” l’ho visto tutto ed ora cercherò di sottolineare le cose che mi hanno colpito della trasmissione, andando per punti.
Mi piacerebbe si aprisse un dibattito in merito, ma non credo succederà. Quello che spero è che magari qualcuno passando di qui provi a guardare e farsi un’opinione propria.
Iniziamo.
1/23 – Il primo frammento si apre con un parallelismo ormai “gettonatissimo” tra il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ed il fu Duce Benito Mussolini. A mio avviso è innegabile ci siano elementi caratteriali comuni alle due figure (su tutti megalomania e grande carisma), tuttavia credo sinceramente che Berlusconi non sia in grado di diventare un nuovo Duce. Il motivo che mi spinge a dire tutto questo è che, nella sua follia, Mussolini voleva grande l’Italia ed il suo popolo (ricevendo gloria infinita dall’essere stato colui che aveva relizzato tutto questo, ben inteso). Berlusconi vuole grande se stesso e null’altro e chi ragiona così, prima o poi, resta solo.
2/23 – Santoro apre il programma con una lettera aperta a Napolitano. A me Santoro non piace come conduttore, lo trovo spesso arrogante e incapace di instaurare un discorso senza prevaricare l’interlocutore. La sua introduzione sulla necessità di far sentire una certa voce in questo momento però la trovo condivisibile e ben posta, seppur in maniera in alcuni passaggi esagerata. Durante la trasmissione, non essendoci voci “antagoniste”, non avrà mai occasione di mostrarsi prevaricatore come suo solito e questo me lo ha reso più digeribile.
3/23 e 4/23- Sigla, con esposizione del pensiero di alcuni presenti alla manifestazione PdL. Come qualcuno dirà dopo, non fotografa in pieno l’elettorato di centro destra, vengono chiaramente enfatizzati i personaggi più discutibili, ma sentire certe parole da comunque da pensare. Cercando il peggio in una manifestazione di sinistra non credo le cose andrebbero diversamente, in ogni caso. Dopo la sigla parte il pezzo di Cornacchione. Mi ha spezzato.
5/23 – Primo intervento di Travaglio. Chi dice che Travaglio non ami il contraddittorio e che sia capace di soli monologhi ha probabilmente ragione. Chi dice che è un bugiardo credo di no. Molto significativa l’uscita su come nessuno intercetti Berlusconi, ma sia quest’ultimo ad avere a che fare sempre con gente che, per motivi diversi, è sotto intercettazione.
6/23 – Primo intervento di Floris. A me lui piace molto. Segue il primo intervento di Lerner, altro personaggio che gode della mia stima. Ecco, difficilmente mi è capitato di vederlo così infervorato. Credo ne abbia tutti i motivi.
7/23 – Tristemente reale l’analisi di Barbara Serra, specie per chi ultimamente vive all’estero e sente parlare dell’Italia da un’altra prospettiva. Iniziano poi le Docufiction che, riportando semplicemente le intercettazioni, non mi dicono nulla di nuovo. Non tutti si informano come me, però, quindi bene mostrarle.
8/23 – Primo intervento sulla crisi “nascosta” in vece dell’ottimismo. Si dica quel che si vuole, ma trovo sbagliato consentire ad un azienda in ATTIVO di lasciare a casa trecento persone. Sarò comunista. Poi canta Elio, verso cui ho da tempo il dente avvelenato ed è forse per questo che il pezzo non mi piace.
9/23 – Intervista a Mario Monicelli. Illuminante. Lasciando perdere la conclusione “rivoluzionaria” il dipinto fatto del popolo italiano è incontestabile. Vogliamo che qualcuno pensi per noi, da sempre. Che sia un dittatore, il Papa, o chiunque altro necessitiamo di qualcuno che faccia per tutti, così da gioire se va bene e voltargli le spalle se, o meglio quando, va male. Anche l’intervento di Dorfles è parecchio significativo.
10/23 – Un po’ di dati e intervista a Loris Mazzetti. Il succo del suo pensiero è che chi gestisce la Rai ne voglia in realtà il fallimento. Può sembrare assurdo, però basta fare due conti per trovare il tutto tristemente plausibile. Un po’ perchè chi sta facendo tutto questo è proprietario delle tre televisioni concorrenti, un po’ perchè di indizi in questa direzione ne saltano fuori continuamente.
11/23 e 12/23 – Luttazzi. Non sono suo fan, non mi faceva ridere dai tempi di Mai dire Gol, davvero. Ieri però è stato il vero mattatore della scena. Poi parla Norma Rangieri del Manifesto ed i toni si fanno un po’ troppo drammatici. Non siamo ancora in dittatura. Giusto allarmarsi, ma meglio restare credibili. Fa riflettere la parte sull’editoria, in ogni caso.
13/23 – Altra docufiction, vale il discorso di prima.
14/23 – Morgan. In sincerità, inizia a muovermi a compassione. Interventi totalmente decontestualizzati, visibile stato di euforia farmaco indotta. Non critico la persona, nè i suoi problemi, nè tantomeno il fatto che si droghi, ma il suo intervento è una cosa che può andar bene ad X-factor, ma non in una trasmissione di questo tipo. Il duetto con Venditti, nella sua follia, è speciale.
15/23 – Interviene Milena Gabanelli. Altro personaggio che stimo non poco, quindi niente da dire.
16/23 – Secondo intervento di Travaglio. Da lacrime agli occhi, parimenti dovute a riso e tristezza. Si dice poi che Bondi abbia commentato la trasmissione con un “fanno pena”. Centrale la risposta di Santoro che legittima il pensiero di Bondi, ma sottolinea il diritto di chi non la pensa ugualmente a poter usufruire del servizio.
17/23 – Altro intervento di Floris che prova ad uscire dal clima di “pompini a vicenda” e subito viene rimesso nei binari da Santoro, evidentemente incapace di accettare dissenso anche dai propri “alleati”. Interviene poi Jacona, interrotto sul finire ancora da Morgan, per cui vale sempre il discorso di prima. E mi dispiace.
18/23 – Altra docufiction e nuovo intervento di Lerner, anche questa volta da applausi.
19/23 – Benigni. A me Benigni fa cagare. Simpatico eh, ma non da nessun valore aggiunto alla questione. E poi coi baci ha rotto il cazzo. Gusti, per carità.
20/23 – Altro intervento dalla “crisi invisibile” e Trio Medusa. Loro invece a me piacciono molto.
21/23 – Intervista ad Emilio Fede. Non credo serva commentare. Poi è il turno della musica di Teresa De Sio, ampiamente evitabile in ambe le performance.
22/23 – Secondo pezzo della De Sio (vedi sopra) e intervento a sorpresa di Crozza che imita Brunetta. Ai miei occhi risulta identico. Bello.
23/23 – Classica conclusione con le vignette di Vauro che mi fanno meno ridere del solito. Salvo unicamente quella su D’Alema, che mi ha spezzato.
Questa, ai miei occhi, è la sintesi del più grande evento on-line della storia del mio Paese e sono contento di averla raccontata qui, con i suoi pro ed i suoi contro. In ogni caso, qualcosa di cui in Italia abbiamo grande bisogno.
In questo Marzo densissimo di post (11, mai così tanti da tempo immemore) ho deciso di dedicare una paginetta alla promozione del nuovo disco dei Canadians. “The fall of 1960” uscirà nei negozi il 9 Aprile, ma qui sotto è possibile non solo ascoltarlo in anteprima (ok, ok, lo so.), ma anche scaricarlo in versione mp3.
Faccio tutto questo in primis perchè oggi ho scoperto di essere un indiesnob, ma anche perchè a me i Canadians piacciono e trovo questa modalità di diffusione del loro lavoro molto intelligente, onesta e lodevole.
Del disco in questione non dirò molto, anche perchè non credo che qualcuno preferisca leggere una recensione piuttosto che ascoltarsi il disco, ma un paio di cose vorrei sottolinearle. La prima è che la copertina mi piace tantissimo. La seconda è che mi mancano molto le interminabili code strumentali del precedente disco. La terza è che dopo pochi ascolti la title track e “Carved in the Bark” sono i miei pezzi preferiti. L’ultima è che la traccia fantasma conclusiva è capace di sopperire ampiamente a quanto sottolineato nella mia precisazione numero due.
La domanda ora è: verranno a suonare a Colonia?
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Ho deciso di tentare di dare qul minimo di visibilità in più al mio blog.
Il motivo è che, sarò arrogante, ma penso di meritarla.
Questo post però non è volto a tessere le lodi di me stesso, anzi. Il primo modo che mi era balzato in testa per perseguire questo mio scopo è stato quello di iniziare a pubblicare i post di questo blog sul mio “facebook wall”. Se non l’ho mai fatto fino ad ora però è perchè trovo la cosa abbastanza triste. Qui sopra scrivo quello che penso e non credo di nascondermi, mettendolo on-line. Tuttavia non mi piace essere promotore di me stesso, forse per timidezza o forse per qualche altra tara psicologica, non lo so. In ogni caso non è questo il punto. Il punto è che ho deciso di optare per soluzioni diverse.
Come primo passo ho contattato il bell’uomo, che in quest’ambito è un po’ il mio mentore. Il prezzo da pagare per la sua consulenza è sentirsi costantemente l’ultimo degli ignoranti, ma essendo questa cosa molto vicina alla realtà dei fatti non credo sia nemmeno troppo colpa sua.
Il primo consiglio che mi ha dato è utilizzare “Feedburner”, l’applicazione di Google che da quella marcia in più al feed del sito. E’ presto per valutare, ma questa nuova veste dei feed è coincisa con un incremento di visite quasi del 30%.
Il passo successivo, sempre su consiglio del bell’uomo, è stato quello di inserire in fondo ai post la possibilità per il lettore di divulgarne il contenuto con un click, utilizzando Facebook, Twitter o la cara e vecchia e-mail. Infatti seppur io sia lungi da voler essere promotore di me stesso, apprezzerei molto se qualcuno, leggendo quancosa da me scritto, sentisse la voglia di condividerlo con gli altri.
Ora, l’ultima cosa che potrebbe aiutarmi a dare visibilità a questo sito, sono i buoni e cari link su altri siti. La cosa fastidiosa, molto fastidiosa ad essere onesti, è che non c’è più la buona creanza di linkarsi a vicenda, cosa che una volta funzionava abbastanza bene. Ora l’idea che mi son fatto è che, quantomeno per i blog che seguo in prima persona, ci sia una sorta di cricca in cui i link alla fine son sempre gli stessi ed in cui non entri se non sei sufficientemente trendy nel tuo essere indie.
Lo so, è il classico discorso di chi rimane fuori.
Avrei potuto scrivere “non importa sai, avevo judo.” e sarebbe stato ancora più lampante, però questa nella sua tristezza è una grossa verità.
Chiudo sottolineando come l’esperimento Trombi si stia rivelando un colossale fallimento. A circa una settimana dall’installazione ho registrato un’unica foto, fatta più che altro per pietà.
Lo lascio, in ogni caso, perchè magari prima o poi esplode.
E poi non ho voglia di riscrivere altre righe di codice per questa sera, già allineare i bottoni qui sotto è stata roba da sangue dal naso.
Rileggendo questo post, forse avrei potuto anche scriverlo così:
Voglio incrementare le visite al blog e per questo ho migliorato i feed ed aggiunto la possibilità di condividere i miei post in diverse maniere.
Speriamo funzioni.
Bazinga.
Non ho idea del perchè questo mio blog usi i cookies, ma li usa quindi vedi tu come muoverti.
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