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Due robe su Trump

Questa è tipo la terza bozza che apro nel tentativo di scrivere qualche riflessione a tema Trump dopo il commento a caldo fatto il giorno della sua vittoria. Le precedenti sono finite nel cestino e non c’è al momento molta speranza che questa faccia una fine diversa. Piuttosto che parlare del nuovo Presidente degli Stati Uniti, però, questa volta provo a partire da una prospettiva nuova:

Una montagna di persone che conosco, tra cui anche qualcuna che stimo, sta condividendo questo video di Jonathan Pie come espressione più lucida e centrata delle ragioni alla base della vittoria di Trump e io, onestamente, non mi trovo del tutto allineato.
Cosa dice il tipo del video? Essenzialmente tre cose:
1- Hilary Clinton era un pessimo candidato.
2- Non è corretto pensare che tutti coloro che hanno votato Trump siano razzisti e sessisti quanto lui.
3- La sinistra (sì, parla di sinistra) dovrebbe smetterla di autocompiacersi della propria supposta superiorità etica e intellettuale e tornare a parlare con le persone.
Come dicevo, non è che sia proprio una posizione peregrina quella esposta, eppure è riuscita ad andarmi di traverso. Lasciando stare il punto 1, la cui evidenza era nota anche prima del 9-11-2016, vorrei soffermarmi sul fatto che votare Trump non implicherebbe essere sessisti o razzisti.
Questa a mio avviso è una cazzata.
È ovvio che votare un rappresentante non coincida mai con l’esprimere completa aderenza al suo programma o alla sua idea. Ci sono da fare dei compromessi. Chi vota responsabilmente però a questi compromessi ci deve arrivare dopo una riflessione, una tara di quanto le idee non condivise pesino sul totale e, perché no, sulla propria coscienza etica.
Trump è un razzista e sessista manifesto. Non lo nasconde e, anzi, radica in questi principi le sue proposte. Ignorare lo sia è impossibile per l’elettore, quindi per dargli comunque il voto restano solo due vie. La prima, facile, è essere razzisti e sessisti quanto lui. La seconda è pensare di non esserlo, ma valutare questi aspetti meno rilevanti nella scelta del proprio Presidente e votarlo comunque.
Qui è dove io mi incazzo.
Il razzismo o si sposa o si condanna, non c’è una terza strada. Se si pensa di poterlo ignorare, se non lo si reputa sufficiente a squalificare una persona che mira a rappresentare una nazione, beh, lo si sta sposando. Chi non ha problemi a farsi rappresentare da un razzista è razzista. Può non ostentarlo nella sua vita di tutti i giorni, può addirittura essere convinto di non esserlo, ma lo è. Con ogni probabilità parliamo di quelle persone che dopo “Non sono razzista” sentono il bisogno impellente della congiunzione avversativa.
La maggioranza degli americani quindi è razzista e maschilista. Non credo questo Election Day ci abbia detto nulla di nuovo o sorprendente. Il punto che viene sollevato nel video è che ci dovrebbe essere modo di dibattere con una parte di questa maggioranza e portarla a votare in maniera differente, solo che la strada suggerita è sbagliata.
La battaglia è culturale, prima che elettorale.
Bisogna portare questa maggioranza a comprendere che il razzismo e il maschilismo non sono tollerabili e sono concetti da cui prendere distacco. Bisogna continuare a sostenere, con forza, che le opinioni non sono tutte legittime e le idee non tutte rispettabili. Non me ne fotte un cazzo se questo risulti snob o offensivo, razzismo e maschilismo sono espressioni di arretratezza culturale e chi li supporta o li accetta è culturalmente indietro.
L’obbiettivo è superare questi retaggi del cazzo.
Quindi, se il livello è “Con te nemmeno ci parlo perchè sei un razzista di merda”, ovviamente possiamo e dobbiamo fare meglio (lo so, è difficile, ma è un dovere provarci.), non dovremo però mai scendere a compromessi sul fatto che queste persone hanno torto marcio. Mai.
Non è pensabile che almeno 20 milioni di donne* (VENTI MILIONI) votino per uno come Trump senza che ci sia un problema culturale dietro. Idem se si pensa ai numeri relativi alle minoranze etniche, specie in un Paese dove essere di colore sta in alto nella classifica delle cause di decesso. La scusa non può essere “La Clinton non era un candidato accettabile”. Quello è un problema, certo, ma stiamo pur sempre parlando di un popolo in cui un buon 40% degli aventi diritto a votare manco ci va, in cui il partito astensionista prende la maggioranza netta ad ogni tornata. Chi ha votato Trump ha voluto votare Trump.
Ci sarebbero davvero molte altre cose da dire, ma non riesco a metterle giù come vorrei. Negli anni pensavo di aver smussato non poco la mia intransigenza politica e probabilmente è anche vero, ma non arriverò mai ad accettare come legittime posizioni che la storia ha dimostrato sbagliate solo per il gusto di poter essere politicamente corretto o, peggio ancora, di non sembrare arrogante.
Alla fine, il “mea culpa” del video qui sopra mi risulta più che altro un’immensa posa, quella sì figlia di un tentativo costante di dimostrarsi migliori anche nella sconfitta.

* la stima non si basa sui sondaggi, ancora una volta inattendibili**, ma sul fatto che Trump ha preso 60 milioni di voti. Dire che almeno 1/3 siano donne non credo vada tanto lontano dalla realtà.

** Le persone si vergognano di ammettere quel che votano. Può certamente essere perchè la propaganda di sinistra ha ormai instaurato un complesso di inferiorità in chiunque non si allinei, come dice il tipo nel video, ma forse è più probabile che molti elettori sappiano in cuor loro di stare facendo qualcosa di cui, semplicemente, sono i primi a non essere fieri.

Le foto di Diletta Leotta

E quindi c’è stato un leak* delle foto private di Diletta Leotta.
Cosa potrà mai esserci di intelligente da dire su questa cosa? Nulla, però ci sono sicuramente un sacco di cose stupide che si possono dire in merito e quindi utilizzerò questo post per fare un po’ il punto delle peggiori che ho letto e per aggiungerne qualche altra. Prima però un po’ di sana…

Sono una brutta persona vero? Ma su questo torno dopo.
Partiamo dal principio. Pare superfluo sottolinearlo, ma in questa storia Diletta Leotta è una vittima e non ha alcuna colpa. Senza se e senza ma. E’ così. Se pensi che in qualsiasi modo possa essersela andata a cercare, sei probabilmente uno di quelli che blatera di circostanze che possono legittimare uno stupro o di immigrati ospiti a spese nostre in hotel a 5 stelle**. Il web è pieno di siti, vai pure fuori dal mio. Grazie.
Posto tutto questo, ci sono tre livelli di analisi che mi piacerebbe affrontare.
Il primo è la presunta analogia con le vicende drammatiche della ragazza morta suicida pochi giorni fa. Posto siano entrambe vittime, i casi a mio avviso sono molto diversi. Chi ha divulgato il video della ragazza campana voleva farle del male, rovinarle la vita. Le conseguenze di quell’azione erano abbastanza pronosticabili, a parte, voglio sperare, il tragico epilogo: non tanto il diventare virale tra perfetti sconosciuti, ma il non poter più uscire di casa nel proprio paesino. Io dubito fortemente che alla base del leak di ieri ci sia lo stesso tipo di movente e, su due piedi, immagino che anche le ripercussioni delle due violazioni sulle vittime avranno entità molto diverse. Nessuno può negare o sminuire quanto grave possa essere l’impatto di quel che è successo sulla diretta interessata, ma sono abbastanza certo che sulla società circostante la differenza sarà marcata e questo, credo e mi auguro, porterà ad un esito molto diverso per le due vicende. Come dire: la Leotta deve gestire l’umiliazione che prova, ma non dovrà gestire lo sdegno della società. Fa tutta la differenza del mondo.
Torniamo al movente del tipo che ha divulgato le foto. Mi fa comodo partire da lì per dire la mia sul comunicato con cui l’ufficio stampa della giornalista ha commentato la vicenda. Tolta la parte in cui si fa sacrosanto riferimento a casi analoghi dalle conseguenze decisamente più drammatiche, come dicevo sopra, per me in questo comunicato ci sono un grosso sbaglio ed un’occasione sprecata. Lo sbaglio è rifugiarsi dietro al “foto di alcuni anni fa” e agli “evidenti fotomontaggi”, parole che suonano come giustificazioni non necessarie, non richieste e che non fanno altro che innestarsi in quel terribile sottotesto per cui la vittima un po’ è anche colpevole. Posso credere che la Leotta si senta responsabile in questo momento, è una reazione piuttosto standard in chi subisce violenza, ma chi la assiste dovrebbe lavorare in questa direzione molto meglio di come ha in realtà fatto. L’occasione sprecata invece si lega a quel che avrei fatto io (#FrocioColCuloDegliAltri). Il movente più logico per quanto successo è il ricatto: son cose che nello showbiz italiano capitano e quindi io, dovendo pescare a caso da un mazzo di incognite, mi butto su questa. Se ti ricattano per non divulgare tue foto rubate e le foto vanno online, l’unica è dire “Mi hanno ricattata, ma ho risposto che potevano andare affanculo e quindi hanno messo tutto online. Amen. Adesso spero li arrestino.” E’, credo, l’unico modo per dare un messaggio e provare a fermare il meccanismo. Non sentirsi ricattabili per cose di questo tipo sarebbe un bel passo avanti.
L’ultima analisi riguarda la paternale che ha iniziato a sgorgare libera e felice online. Eliminando TUTTI gli uomini che hanno commentato con “Vergognatevi” sulla base del fatto che almeno 2/3 di loro si è vista ovviamente le foto e quindi parla a vanvera (la statistica fa riferimento a dati ISTAT per cui, stando alle dichiarazioni, l’italiano non va a puttane e non tradisce la moglie, ma anzi è pronto a condannare questi gesti), restano comunque troppi messaggi di sdegno rivolti ai guardoni del web (parafrasando).
Io ho visto le foto.
E’ ovvio, di nuovo, che se non esistessero brutte persone come me non esisterebbero questi casi. Probabilmente non esisterebbero nemmeno le foto in questione perchè nessuno vorrebbe vederle. Nel senso, lo spirito che muove me ed il legittimo destinatario di un primo piano delle tette della Leotta è il medesimo, io sono solo imbucato alla festa. Ok, ok, sto barando. Il problema non è che io abbia voglia di vedere le tette della Leotta, ma il fatto che io non sia in diritto di farlo se non su precisa richiesta della stessa (Diletta, se leggi, basta un commento qui sotto nel caso). Verissimo.
Ma sapete cosa? Io non ho neanche un problema etico in merito. Non ho un dilemma morale, non sono divorato dal dubbio se guardare o meno le foto (che ormai mi arrivano sul telefono immediatamente da amici e conoscenti, senza manco dover andare a cercarle in siti pieni di pop-up irritanti). Io le guardo SEMPRE, ogni volta, e se ne uscissero altre guarderei pure quelle. Non dovete spiegarmi perchè sbaglio, capisco bene il punto, ma non riesco razionalmente a sentirmi responsabile di nulla in queste circostanze. La mia morale mi vieta di rubare queste foto personalmente e di pagare chiunque lo faccia alimentando un eventuale mercato criminale. Oltre quello, il mio ruolo nel meccanismo diventa al mio occhio trascurabile e quindi non me ne curo. Come non mi mi toglie il sonno essere un microfattore nella disuguaglianza economica e sociale che c’è nel mondo o nel peggioramento della salute del nostro pianeta: è ovvio che ci siano anche responsabilità mie, ma in che misura?
La mia sensazione in questi casi è che a voler far passare tutti per colpevoli, si finisca col dire che colpevole non è nessuno. Facciamoli, dei distinguo.
Bon, direi che questo è quanto.
Un commento alle foto? A mio avviso, nulla di esaltante. Si vedono delle tette, buttate lì in bella mostra e senza la minima carica erotica. Diciamo che tolta l’euforia della curiosità, che in questi casi pesa il 90% del totale, resta davvero poco di cui parlare. Sul video invece avrei una teoria…

* mentre pensavo al titolo del pezzo mi sono venute in mente tipo cento variazioni sul tema “pussy leaking”, giusto per dire che quando l’argomento è questo mantenere toni alti e dissimulare bassi istinti è dura. Per me, quantomeno.

** oggi sono in pallissima con le gag.

Il miglior film del nuovo millennio

In questi giorni la BBC ha reso pubblica la classifica dei 100 migliori film del ventunesimo secolo. La si legge qui.
Al primo posto c’è Mulholland Drive di Lynch.
La prima volta che ho visto questo film l’avevo preso a noleggio in biblioteca e il doverlo restituire fu l’unica ragione che mi ha portato ad estrarre il DVD dal lettore e non romperlo in due per il fastidio.
Qualche anno dopo, vuoi perchè da ogni parte ricevevo insulti ogni qual volta mi capitasse di parlarne male o vuoi perchè sentissi il bisogno di riprovarci nella speranza di apprezzarlo e sentirmi finalmente intelligente, decisi di dare all’opera una seconda possibilità.
Lo scaricai e lo guardai di nuovo.
Fino a pochi minuti dalla fine, giuro, ho pensato: “Beh dai, sei stato troppo severo la prima volta. Non da strapparsi i capelli, ma tutto sommato tiene.”. Ed è lì, quando ormai abbassi la guardia, che arrivano tre sequenze stronze, irritanti e pretestuose. Ho stoppato la riproduzione e ho esploso un sonoro vaffanculo, esattamente come la prima volta. E come la prima volta non avevo un DVD da poter spezzare in due per dare corpo al mio disappunto.
Questa seconda volta però ho rimediato.
Ho comprato il film e l’ho spezzato a metà, incorniciando i cocci come futuro monito da evocare qualora mi fosse venuta voglia di nuovo di sentirmi intelligente.

Chiunque sia passato da una delle case in cui ho abitato in questi ultimi anni ha potuto ammirare l’opera di cui sopra e chiedermene conto. Grossomodo tutti loro letta la classifica della BBC mi hanno scritto una variante sul tema “Ehi, hai visto?”.
Ho visto.
Che dire, mi spiace che 177 critici si siano dovuti riunire per decretare la mia evidente scarsa propensione all’arte del cinema e, tra le righe, certificare il mio essere meno brillante di quanto in realtà mi stimi. Se quasi dieci anni fa non avessi fatto quanto ho fatto probabilmente oggi mi sarebbe ritornata in testa l’idea del cazzo di riguardarlo per provare finalmente a restarne soddisfatto e smettere di farmi appellare con tutte le sfumature della tavolozza che va da ignorante a stupido.
Invece sono andato in salotto, ho acceso Netflix e di fianco alla tele ho visto quella cornice, con i due frammenti del DVD ancora ben saldi al suo interno. Ho ricordato di aver speso una ventina di euro per un mero atto dimostrativo nei confronti di un film e del suo creatore, un gesto forte e unico nel suo genere, che cementa oggi come ieri la certezza che, citando sì un capolavoro, “Per me… Mulholland Drive… è UNA CAGATA PAZZESCA!”.

Il resto della classifica fatico a commentarlo, molti film mi mancano. Per quel che ho visto, mi pare che l’ordine dei film sia del tutto sbagliato (Nolan, i Coen), ma la cosa mi consola. Se fossi completamente d’accordo su tutto tranne MD ci sarebbe un problema più grosso. Mi piace che di Tarantino ci sia solo Inglourious Basterds, mi piace abbiano tagliato Refn (che però con Drive un posticino purtroppo lo meritava) e Iñárritu. Von Trier non lo sopporto, ma credo Nymphomaniac sia meglio di entrambe le cagate finite in lista così come Gone Girl di Fincher tutto sommato mi sia piaciuto probabilmente più di Zodiac, anche se il secondo non lo vedo da tantissimo tempo.
Stiamo comunque commentando una classifica senza The Raid e The Lego Movie, per dire le prime due robe che mi vengono in mente. Però c’è Primavera, Estate, Autunno, Inverno e ancora Primavera. Eh beh.
Io mi farei strappare le unghie pur di non dover rivedere Primavera, Estate, Autunno, Inverno e ancora Primavera. Mi annoia anche solo stare a scrivere il cazzo di titolo per intero.
A volte mi sveglio spaventato nella notte dopo aver sognato di essere sufficientemente intelligente da apprezzare visioni ripetute di film come Primavera, Estate, Autunno, Inverno e ancora Primavera.
Poi penso che il mio film preferito è l’Ultimo Boyscout, mi tranquillizzo e torno a dormire.
Sereno come un bambino.

Due giorni dopo

Non è che mi sia passata.
C’è un qualcosa, nelle partite della nazionale, che mi coinvolge ad un livello emotivo superiore. E’ sempre stato così, devo dire, ma negli ultimi dieci anni credo la cosa si sia ulteriormente inspessita a causa del doversi relazionare con un sacco di persone straniere, tutte ovviamente provenienti da Paesi che contano. Quelli civili, puliti, onesti, dove la gente è educata e i politici non sono corrotti. Non sono brutte persone, anzi, molti sono anche amici, però non possono fare a meno di farti sentire “sfortunato” quando ti parlano. C’è chi sa farlo meglio, in maniera più sottile, e chi invece per cultura riesce meno a velare il messaggio, ma in generale è una cosa abbastanza trasversale.
Io non sono mai stato nazionalista in senso stretto, però ho questa sorta di reazione protettiva nei confronti dell’Italia quando a parlarne sono gli stranieri. E’ un po’ come quando qualcuno di esterno alla compagnia dei miei amici si permette qualche commento poco carino su uno di loro. Di solito sono morose e mogli, non per forza di cose altrui. Io lo posso dire che ho degli amici imbecilli (<3) perchè me li sorbisco da trent’anni e li conosco bene. Altri non ne hanno il titolo.
Ecco, per l’Italia vale il medesimo discorso. La prendo sul personale.
Ora, lo so benissimo che cercare rivalsa nel calcio è quanto di più puerile, immaturo e illogico ci possa essere, però è qualcosa che mi viene dal cuore e che non riesco proprio a soffocare.
Italia vs. Germania è chiaramente l’apice di questo mio fervore, per ovvie ragioni insite per il 5% nel mio percorso di vita e per il 95% nella natura e nell’indole del popolo tedesco.

Non essendo interista, nella sconfitta non trovo particolare giovamento richiamando alla memoria i fasti del passato. Ho visto in giro gente che a poco dalla conclusione della partita pubblicava sui social la semifinale del 2006. Trovo la cosa piuttosto triste. Abbiamo perso. Gira il cazzo, tantissimo, ma è un risultato che ci portiamo a casa e che non si può discutere. Oltretutto crea un precedente.
I valori in campo, sabato sera, erano spropositatamente sbilanciati in favore dei nostri avversari. Se è stata la partita che è stata, se non abbiamo perso nei 90′ regolamentari, credo si debba ai meriti dei nostri ragazzi (su cui torno dopo), ma anche alla paura dei tedeschi. Paura legittima perchè, in fin dei conti, per loro incontrare l’Italia è sempre significato tornare a casa. Ecco quindi che, mio malgrado, tocca anche inquadrare in quest’ottica le dichiarazioni che hanno rilasciato a fine partita. Hanno parlato con l’euforia di chi fino a quell’ultimo rigore ha avuto paura di perdere ancora una volta. Poi certo, la loro simpatia riesce sempre a venir fuori prepotente, ma se li sentite arroganti non è per sicumera, ma per sollievo.
Il che non mi esime dal leggere certe dichiarazioni e pensare il più classico dei “Le vostre madri…”, ma quello è tutt’altro discorso.
Sta di fatto che ora che hanno vinto questa paura non ci sarà più, la prossima volta, e se i valori restano quelli attuali per noi credo possa solo essere peggio. Certo, prima o poi sarebbe dovuto succedere, ma siamo stati a tanto così perchè ancora una volta fosse poi.
Sono stati, ad onor del vero, perchè il merito è di questi qui.

Verrebbe facile mettersi a fare il giochino di dire “senza google, quanti ne riconosci?”. Potrebbe dare soddisfazioni persino dopo un mese di sovraesposizione mediatica, cosa che lascia facilmente intendere come fosse la situazione prima che il circo dell’europeo iniziasse.
L’armata Brancaleone.
Un gruppo costruito su una difesa fortissima, come da tradizione, con a supporto però la più bassa densità di talento mai vista in una nazionale italiana. Una squadra capace di azzerare ogni aspettativa e velleità anche solo leggendone la rosa. Questa analisi non è stata stravolta dai risultati ottenuti. Aver giocato bene, aver battuto la Spagna ed essersela giocata fino ai rigori coi campioni del Mondo non rende l’italia una squadra di talento. Quello che Conte è stato in grado di fare è cementare un gruppo e far diventare la sua idea di calcio una visione condivisa, una missione per cui dare tutto, dando ad ognuno degli scarsotti in rosa l’illusione di potersi redimere dalla propria condizione di “giocatore modesto” ed innalzarsi a “campione”. Credo Pellé sia l’esempio più eclatante, in tal senso.
Graziano Pellè ha trent’anni e non ha mai giocato nel calcio che conta. Mai. Nemmeno i suoi parenti più stretti possono pensare sia un fenomeno incompreso, un talento restato in ombra per via del destino cinico e baro. Eppure in questo europeo ha giocato in maniera superlativa. Io non vedevo un centravanti così dal vecchio millennio. Non si limitava a mettere giù la palla e difenderla, ma la giocava sempre. Sempre. Sponde, spizzate, per una volta c’era un centravanti capace non solo di accasciarsi reclamando una punizione atta a far salire la squadra (quello che per gli esperti è il metodo Gilardino, di cui Balotelli oggi è il più grande profeta in patria), ma di creare gioco con un tocco, anticipando il difensore e creando spazi. Un europeo da incorniciare, fino al rigore.
Anche se io per primo lo prenderei a frustate per quel rigore, è impossibile non vedere nel suo gesto di sfida a Neuer il tentativo, quantomai goffo, di dissimulare la paura vera che provava in quel momento, con nei piedi la palla di un 3-1 che sapeva di passaggio del turno. Non è un caso se, in partita, l’unico che si è preso la responsabilità di tirare un rigore pesantissimo è stato Bonucci.
Oggi sono tutti bravi a sfottere, l’ironia del web sempre più moderna piaga d’Egitto, ma non c’è davvero nulla da ridere.
Abbiamo perso con la Germania e a me, due giorni dopo, girano ancora i coglioni.

I am a nightmare

La vita, a quanto pare, è quella cosa che succede tra il release di un pezzo nuovo dei Brand New ed il successivo.
Dall’ultima volta sono successe un po’ di robe, in effetti: ho cambiato casa, ho allargato la famiglia, ho imparato a tagliare il prato, mio figlio ha imparato a camminare, son pure stato promosso al lavoro. Sembra giri bene, per quanto faccia sempre paura dirlo.
Oggi ho ascoltato “I am a nightmare”.
Mi ci son volute le consuete dodici ore per metabolizzare l’idea di cliccare play ed accettare la possibilità di rimanere deluso, ma alla fine ce l’ho fatta. Ed è andata bene. Il nuovo singolo dei Brand New è la cosa che meno ci si potrebbe aspettare dai Brand New, è una canzone che prende bene. Tipo i pezzi di “Your favorite weapon”.
Quindi boh, forse anche a Jesse gira bene ultimamente. Da quel che ho letto in giro sembrerebbe di sì.
Ieri su BASTONATE usciva un articolo che, tra le varie cose, dice che un musicista che sta male produce tendenzialmente musica migliore. Io non sono del tutto allineato, a me piace un botto di roba scritta da gente che tutto sommato si diverte e non ha problemi nel darlo a vedere (anzi, la merda di solito arriva quando se ne va il divertimento), ma se dovessi pensare ad un esempio per corroborare la tesi del pezzo, i Brand New sarebbero la prima immagine a venirmi in mente.
Nel loro caso, anche io temevo che senza malessere sarebbe mancato l’ingrediente principale.
Invece no.
Poi magari il testo di questo nuovo singolo è la roba più disperata di sempre, io mica sono andato a leggerlo. Mi bastano quelle chitarre lì, quel riffettino lì e quel “I am a nightmare and you are a miracle” per prenderlo come un pezzo pieno di sole cose belle. Che poi è il motivo per cui se un quadro astratto mi piace non son così interessato a sapere il messaggio di chi l’ha dipinto. Vedo i colori, le forme e se stanno bene insieme io lo guardo volentieri. Poi magari per l’artista rappresenta la madre morta male, ma quello è a tutti gli effetti un problema suo.
Ha senso?
Per me ne ha.
Si continua a vivere quindi, tra un pezzo dei Brand New ad un altro, e forse è quasi bello che sia così piuttosto che avere un disco da dover affrontare tutto insieme, fatto di emozioni ed immagini diverse che ti arrivano in faccia simultaneamente. Non lo so. E’ probabile abbia scritto una cazzata.
George R.R. Martin, tanto per tornare ad un argomento ormai inflazionato su questo blog, da anni fa uscire qua e là capitoli dei suoi libri (l’ultimo proprio ieri, per chiudere il cerchio. Niente link, non qui sopra. Mai più.) e nel suo caso l’operazione mi manda ai matti. Ma proprio che gli auguro ogni male, mi son pure fatto bannare dalla sua community scrivendogli che il prossimo libro l’avrei pagato un euro alla volta in dieci anni (true story).
Forse il problema è mio e nella scarsa coerenza con cui approccio operazioni simili sulla base di chi le mette in atto, o forse son cose molto diverse che ho accomunato a cazzo io in chiusura di post. Non ho una risposta e temo il pezzo se ne stia andando dove non deve.
Ricapitolo, quindi.
E’ uscito un nuovo pezzo dei Brand New.
E’ bello.
Niente da aggiungere.

Negli occhi di chi guarda

Questa mattina ho visto un’immagine pubblicata da uno degli account social del Bayern.

Ho riso.
L’ho proprio trovata ben pensata, divertente e al tempo stesso giustamente carica dal punto di vista agonistico.
Così ho deciso di condividerla con gli amici con cui di solito parlo di sport e, soprattutto, con i gobbi.
Il primo che mi risponde, ovviamente, se l’é presa. Conosco tanta gente che vive il calcio con questo attaccamento morboso per cui toccagli tutto, ma non la Juve. Ce ne sono probabilmente di tutte le squadre, ma tra le mie conoscenze sono soprattutto gobbi. Quindi lui se l’é presa perché, credo, sotto sotto sa che sta sera sono sfavoriti (eufemismo). Posso capire. Mi dice: “E se l’avessero fatto al Milan?” e io rispondo che tutto sommato difficilmente ci sono avversari che possono sfottere il Milan più di me, ma conoscendo il livello di attaccamento continuo a comprendere la reazione. Poi però mi dice: “E poi Aushwitz potevano risparmiarsela…” e io li sbrocco e gli do del cretino (in simpatia eh).
Come cazzo si fa a pensare ad Auschwitz per una roba del genere?
Passano alcune ore e lo stesso amico mi manda la pagina di Tuttosport che si lamenta adducendo la stessa associazione.
Io gli rispondo che non avevo necessità mi dimostrasse di non essere l’unico cretino al mondo, ma via via che passa il tempo sento sempre più persone, anche non juventine, uscirsene con questa cosa e allora mi inizia a montare il nervoso vero. Reale.
Partiamo da un presupposto direi inconfutabile: chi si sarebbe mai sognato di pensare ad una simile associazione di idee se la squadra in questione non fosse stata tedesca? Nessuno.
Questo perché non c’è nessun appiglio logico, nessun sottotesto, niente che possa giustificare l’associazione mentale coi campi di sterminio se non il fatto che il Bayern è una squadra tedesca. È solo un triste cliché che arriva drammaticamente fuori tempo massimo.
È assolutamente possibile che il padre di chi ha pensato l’immagine non fosse nato ai tempi del nazismo. Non lui eh, suo padre. Sono passati quasi cent’anni, santodio. Non dico certamente che si debba dimenticare, ma magari se un ragazzo tedesco parla di treni nel 2016 e noi pensiamo ad Auschwitz, ecco, MAGARI il problema siamo noi e i nostri stereotipi del cazzo.
Che poi chi si é scandalizzato oggi sarà pronto domani ad incazzarsi perché all’estero qualcuno lo associa a Berlusconi o alla Mafia (separatamente, gli stereotipi non sono così dettagliati).
Ed è giusto.
Io ho passato anni ad incazzarmi coi tedeschi per la storia della mafia tirata fuori senza motivo ogni due per tre. E quelli di loro a cui tenevo spiegare la cosa, una volta capito quanto potesse essere offensivo mi dicevano: “È come se tu mi dessi del nazista solo perché son tedesco”.
Ci arrivavano persino loro!*
E mi pare assurdo star qui a prendere le loro difese, ma ecco, se c’è qualcuno che dovrebbe scusarsi oggi è chi ha offeso il Bayern con un’associazione mentale assurda.
Non certo il contrario.

*questo è un inside joke che esplicito per evitare fraintendimenti con chi legge, visto il livello della discussione.

Ve l’ho già (P)detto!

Sta sera ho aperto la posta e ci ho trovato questa email:

Cioè, sul serio?
Ancora?
Siamo nel 2016, l’Italia è il più arretrato tra gli stati considerati civili e quella che dovrebbe essere la forza progressista del Paese sta ancora lì a cercare legittimazione per fare qualcosa di sinistra?
SIAMO FAVOREVOLI!
“Eccola la mia dichiarazione, la prenda e se la schiaffi su per il culo!” per dirla alla Jimmy Dix.
Se poi qualcuno tra gli elettori non fosse della stessa idea, beh, che voti qualche altro partito, se mai prima o poi in Italia si tornerá a votare.
Avete rotto i coglioni, che sono quelle appendici simbolo di coraggio e determinazione di cui siete evidentemente privi.
E mi gira il cazzo perché di questa cosa abbiamo già parlato.
Ve l’avevo già detto.
Questo nuovo sondare la base mi fa pensare (temere, più che altro) che davvero le scimmie urlatrici che compongono il M5S vi abbiano tolto le castagne dal fuoco con quella cagata del dietrofront sul canguro (sorvolo sul fatto che si parli di canguri e supercanguri quando sul piatto ci sono i diritti e la vita di molte persone, ma solo perché sono un signore.).
È davvero ora di smetterla.
Fate questa legge, in fretta e senza parlare, possibilmente.
A discriminare destra e sinistra nel mondo globalizzato in cui viviamo sono rimasti pochi punti, lo spazio di manovra è esiguo. Almeno dove è possibile, fate qualcosa di sinistra, (P)Diomadonna.

Check

Sono le 18:28 di Lunedì 29 Febbraio e, se non pubblico questo post, sarà il primo mese in undici anni in cui non metto online neanche un articolo.
Non una tragedia, si può pensare, e invece è qualcosa che ci va abbastanza vicino perché nel momento in cui non sentirò più la pressione a pubblicare almeno un post al mese, questo spazio inizierà a sgretolarsi per finire abbandonato e desolante da qualche parte nel web. Tipo Serialmente, ma senza essere mai stato utile a nessuno.
Non una tragedia, di nuovo, ma a me dispiacerebbe abbastanza e quindi devo pubblicare un articolo entro le prossime 5 ore e mezza.
Non è che in questo Febbraio non sia successo nulla eh. Mio figlio sta in piedi da solo e ha imparato l’arte del finger pointing, ma non è che puoi scriverci sopra un post. Una volta scrivevo della mia vita, ma siamo nel duemilasedici e, insomma, scrivere della propria vita ormai è una roba da vecchi. Soprattutto se si è vecchi.
Valutiamo quindi le alternative:
– Musica. Non ho ascoltato dischi.
– Cinema. Ho visto dei film. Alcuni belli, tipo Creed, alcuni molto belli, tipo La Grande Scommessa, e alcuni abbastanza deludenti, tipo Hatefull Eight. Ieri c’è stata pure la notte degli oscar. Hanno derubato Stallone di una statuetta sacrosanta e nessuno ha detto nulla, tutti impegnati a celebrare Dicaprio. No guarda, di cinema meglio non parlare.
– Attualità. A differenza del PD non credo ci sia più niente da discutere e valutare in termini di diritti paritari e unioni civili.
– Sport. Non è che abbia mai davvero scritto di sport. Il Milan ha vinto il derby 3 a 0, ma forse era Gennaio. Boh. In ogni caso sarebbe come festeggiare per aver trovato 10 euro in terra dopo essere stati derubati di tutti i propri averi.
– Libri. Ho letto Il Cartello e sto rileggendo Il Potere del Cane. Fatelo pure voi. Non ne scrivo così potete iniziare subito, senza perdere tempo.
– Scienza. In inghilterra hanno approvato l’utilizzo di tecniche di genome editing su embrioni umani. Posso mai parlarne in questo post? No. Magari nei prossimi giorni, che così sistemo anche Marzo.
– Altro. Non mi viene in mente altro.
Sono le 19,06 e il counter dice 361 parole. Potrebbe pure bastare così no?
Massí dai.
Chiudo con una riflessione: che brutto mondo è quello in cui io continuo non curante a sprecare spazio virtuale con un blog e chi invece avrebbe tutti i titoli e le capacità per farlo stacca?
Eggiá.

MTV Generation

Disclaimer: il titolo di questo post va pronunciato come foste Fred Durst.

Ieri su twitter è partito un fenomeno di revisionismo storico a tema MTV, il canale musicale che ha fatto da sfondo ai pomeriggi di moltissimi ex-ragazzi che oggi navigano nell’intorno dei 35 anni. Alla base di questa ondata di ricordi c’è la notizia vera o presunta dell’imminente ribrendizzazione (che bella parola, soprattutto scritta così, scevra di qualsiasi riferimento anglofono) di quello che oggi è il canale in chiaro di MTV, ovvero MTV8.
Premesse d’obbligo:
– Non ho idea se la notizia sia, appunto, vera o presunta.
– Non ho idea se MTV8 sia davvero un canale esistente oggi sul digitale terrestre, nè se questo sia davvero il discendente di MTV.
– In generale se ci fosse un decimo del fact checking sbandierato per sta vicenda in una qualsiasi delle situazioni della vita che richiederebbero davvero un fact checking, si starebbe tutti meglio.

Il punto è che al grido di #AddioMTV molti di noi si sono sentiti in diritto ti ripescare a piene mani dalla memoria per tirare fuori aneddoti e ricordi appartenuti ad un tempo in cui si stava tutti meglio. E quando ce la lasciamo scappare un’occasione per scivolare nella dolce malinconia dei giorni che furono? Io personalmente mai. Credo di aver iniziato con questa attitudine che ero ancora minorenne. Una vita proiettata costantemente indietro, che ha come faro il nume tutelare del “quando eravamo giovani”: Max Pezzali.
Così via libera a citazioni, immagini e ripescaggi improbabili. Certo, ogni cinque twit in argomento toccava leggere l’immancabile intervento di quello che “Eh, MTV è morta da dieci anni e ve ne accorgete solo ora” che ci sta nella misura in cui il mondo è evidentemente sovrappopolato, ma tutto sommato seguendo l’hashtag di cui sopra saltavano fuori robine di un certo spessore.

E quindi eccomi qui, col pensiero che forse due parole su MTV sarebbe anche carino scriverle.
Io MTV l’ho guardata tanto, davvero tanto, dai primi anni novanta fino ad un punto imprecisato in mezzo agli anni zero. Scrivo sforzandomi di non usare google per ricordare come andò, ma se la memoria non mi inganna è possibile la guardassi prima che nascesse ufficialmente come MTV Italia, cosa a quanto pare successa nel 1997 (sì, ok, ho usato google alla prima frase dopo aver detto che non l’avrei fatto. That’s me.).
Negli anni novanta tenere sotto controllo i canali musicali era di vitale importanza, perchè delineavano la linea netta ed incontrovertibile che separa il bene dal male. Tutto ciò che passava su MTV era commerciale e la roba commerciale andava disprezzata. Un manifesto chiaro, preciso ed inappuntabile.
Ai tempi della dicotomia MTV / TMC2 era al più lecito seguire la seconda, almeno per quanto riguarda la mia etica personale, ma ancora una volta unicamente sulla spinta dell’antagonismo radicale verso i VJs, TRL e compagnia. Che poi, se MTV Italia è nata nel 1997 e TMC2 è morta tipo nel 2000 (sto giro non googolo, ricordo di aver seguito l’ultimo giorno di trasmissioni su TMC2 con un forte dispiacere e di averne parlato alla mia morosa di allora che, giustamente, pensava fossi scemo a dare tutto sto peso alla cosa.), la battle of the brands (mi escono così) è stata molto più breve di quel che ricordassi.
Dicevamo, MTV come parametro di riferimento per dare una faccia al nemico. D’altra parte, lo dicevano pure i NOFX nel booklet di Heavy Petting Zoo: “No Thanks to: MTV” e siccome il nemico dei miei idoli era il mio nemico, discussione chiusa.
Col tempo però mi sono ammorbidito un tot nei confronti del canale musicale per antonomasia e ho iniziato a trovarci del buono. Tipo:

Ecco, lei era buona.
Mi ricordo ancora quando una sera partì un programma in diretta da Roma e condotto da Mao, non saprei dire il titolo, e Valeria, da sempre bionda, si presentò in studio mora, spiegandomi nel dettaglio il concetto di amore.
E’ un peccato che tra noi le cose non abbiano funzionato e lei si sia ostinata ad ignorare la mia esistenza negli anni in cui ero single (non proprio 2 su 34 eh, carina, avresti avuto margine cazzo…). C’est la vie.
Tornando ai lati positivi di MTV, il primo ed inarrivabile è l’avermi permesso di vedere Scrubs. Non so se vi ricordate la campagna mediatica con cui MTV aveva spinto il lancio della serie. Ne parlavano sempre, a tutte le ore ed in ogni contesto. Clip a sorpresa ogni 15′. Un martello. Quell’anno facevo già l’università e uscivo tutte le sere. Andavo con gli amici nel parcheggio di fronte a casa eh, non proprio nella movida milanese, ma ero fuori sempre. Tranne il giovedì, perchè c’era Scrubs. Le prime due stagioni di Scrubs sono la cosa migliore mai uscita da un televisore. Poi è diventato “solo” una roba oltremodo divertente, ma le prime due stagioni CAPOLAVORO, col caps lock.
Se lo chiedete a me MTV ha sempre dato soddisfazione soprattutto quando non trasmetteva musica.

Non solo però. Ad un certo punto, ad anni zero ormai inoltrati, la sera mi guardavo Brand: New e Sgrang! (si chiamava così il programma wannabe musica pesa? EDIT: No. Accentosvedese mi ricorda che il programma “peso” di MTV era Superrock. Sgrang! Stava su TMC2.). Ore di sciroppamento di musica alternativa comunque fastidiosa per beccare una tantum un video capace di svoltarti l’esistenza. Tipo. Ma anche. Va riconosciuto che quantomeno quello di Coppola fosse un bel programma. L’unico che ricordi, a conti fatti.

La fascia pomeridiana è sempre stata il peggio, anche una volta conclusa la mia parentesi di antagonismo a priori. Total Request Live. I danni che ha prodotto TRL sono incalcolabili. Erano gli anni del boom dei Blink 182 e Giorgia Surina, che sta alla musica quanto io sto a lei, li accostava a qualunque cosa avesse delle chitarre e/o velleità simpa. “Una cosa alla Blink” passava da elogio a dura critica ogni santo giorno in cui ella volesse spingersi al commento tecnico/tattico su uno dei pezzi passati nel programma. I riferimenti musicali di Giorgia Surina credo si componessero unicamente di U2 e dei tre singoli di Enema of the State. Fine. In coppia con Maccarini e poi con Cattelan riuscì nel non difficile compito di criminalizzare la parola EMO, regalandoci fenomeni come i LOST. Se la morte delle tv musicali implica non dover più assistere a cose tipo questa, è davvero avvenuta troppo tardi. Maccarini l’ho incontrato al Milano Whisky Festival un paio di mesi fa. Chi si sconvolge leggendo che i nati nel ’98 quest’anno diventano maggiorenni (cit.) dovrebbe incontrare per caso Maccarini nel 2016 e dare un senso reale al proprio sconvolgimento.

Una volta sono stato ad un programma di MTV, Supersonic o forse solo Sonic, conduceva Silvestrin. Enri lo usava palesemente per tirar dentro a suonare gruppi che piacevano a lui. La sera in cui ho presenziato io c’erano in cartello gli Undeclinable e Max Gazzè. Ricordo che avevo scritto in redazione chiedendo di poter partecipare per vedere i primi e mi invitarono. Forse perché l’unico (non è vero dai, c’era un altro tipo li per loro e mi aveva tirato un pippone sul dramma della cancellazione della prima data italiana dei New Found Glory.). Andai con Ciccio, che per l’occasione si era preso un paio di adidas che a detta sua avevano solo lui e un qualche personaggio di spicco dell’alternative mondiale. Silvestrin aveva la maglietta dei The Get Up Kids. Io ero probabilmente vestito come al solito. Fu bello, tutto sommato, ed è un peccato non ci siano tracce di quella puntata su youtube. La cosa mi suggerisce che forse non fu mai trasmessa. Ci starebbe.

In qualunque modo la si metta, MTV è stata un pezzo importante della formazione della mia generazione. Non so se fosse il caso di ingigantire una notizia o inventarsi un ipotetica ribrendizzazione (volevo riscriverlo, scusate) per parlarne. Certo è che una paginetta a tema su questo blog ci sta e, senza questa circostanza, probabilmente non sarebbe mai uscita. E forse per una volta sarebbe un peccato perché pur non avendo riletto ho l’idea mi sia uscita benino.

NBA All-Star Game 2016

Come ogni anni, ecco la mia selezione per la partita delle stelle:

Ed ecco anche la consueta imprescindibile spiega, sto giro cercando di essere breve e conciso.

OVEST: partiamo subito con la selezione più complessa. Kobe non credo di averlo mai votato, a memoria, per quel meccanismo che mi porta ad avere in culo tutti i campioni oltremodo superiori agli altri. Sto giro però si merita l’ultimo walzer, come lo meritò MJ nella stagione ai Wizard. Quell’All Star Game tra l’altro, se la memoria non mi inganna, Kobe decise di vincerlo con un quarto periodo di puro furore agonistico proprio per togliere a MJ il gran finale. Come se la cosa potesse in qualche modo ridimensionare il mito. Io i campioni un po’ li schifo, ma Kobe non è che si applichi per risultare simpatico. Il sito NBA decide che Bryant è ala piccola e quindi lo infilo nel reparto lunghi. A fargli compagnia c’è Danilone, che invece voto sempre e comunque col cuore in mano. Di suo lui mi ricambia con un inizio di stagione che per me legittima la scelta molto più che altre volte e quindi a posto così. Nel pitturato ci metto DMC perchè è il mio centro preferito in NBA oggi (parlando di quelli che giocano a basket, ovviamente, perchè in assoluto Javale rimane inarrivabile).
Ora le guardie. Se voti per l’All Star Game e non voti Curry penso ti mandino l’FBI a casa e vorrei evitare. Poi tra quelli inconcepibilmente fuori scala è anche il meno odioso di tutti, quindi bene così. Gli metto di fianco Lillard perchè l’hanno messo a predicare nel deserto, ma resta un giocatore sublime.

EST: anche LeBron è uno di quelli che ho sempre odiato, ma lo scorso anno mi è scattato qualcosa nei suoi confronti. La post season che ha fatto mentre i Cavs si sgretolavano intorno a lui me lo ha messo in altra luce. Resta l’Ibra della pallacanestro, ma gli voglio bene e quindi lo porto. Ovviamente sperando che faccia a Kobe quel che Kobe ha fatto a MJ. Per me fa l’ala grande, perchè a fare l’ala piccola ci metto George, che è un altro giocatorino che scusalo. Rientra da una sosta brutta che però pare davvero alle spalle e si merita le luci della ribalta. Il centro ad est è Drummond perchè 18 – 16.7.
Nel reparto piccoli doveroso dare spazio ad uno dei miei affezionatissimi hornets, che nonostante io reputi una squadra inconcepibile, stanno mettendo lì un record senza senso (siamo SECONDI ad est con il 0.619 in questo momento). Voto Walker perchè è quello che preferisco in formazione dopo Jefferson, che però non posso portare per via dei 18 – 16.7 di cui sopra. Ad affiancarlo ci metto Wall perchè ancora non mi va giù come ha finito la stagione scorsa, con la sfiga della mano rotta in una post season incredibile. Poi oh, è fortissimo.

Questo è quanto.