Vai al contenuto

Musica

Di nuovo qui

Mi è servito un po’ prima di riuscire a riavvicinarmi a questo blog e trovare le migliori intenzioni per scrivere qualcosa.
Una settimana.
Sette giorni.
Centosessantotto ore in cui non è successo niente di eclatante, se non il fatto che il mio umore si sia ristabilito.
Ho lavorato molto, creando le basi per degli esperimenti che forse mi daranno qualche risultato, o forse non porteranno a nulla. Di sicuro porteranno altro lavoro e questo non è male perchè lavorare mi piace.
Ho appena speso quattro degli otto buoni FNAC che mi sono stati regalati a natale per comprare “What it is to burn” dei Finch (R.I.P.), il quarto CD originale che ho acquistato in questo 2006. Mi è sempre piaciuto acquistare i dischi, anche se ultimamente grazie a/a causa di internet questa operazione era caduta in totale disuso. Con l’arrivo di questi buoni ho però deciso di comprare tutti quei dischi che, per quello che hanno significato o significano tutt’ora per me, devo assolutamente avere in formato non pirata. I prossimi della lista sono indiscutibilmente “Blue Skies, Broken Hearts… Next 12 Exits” degli Ataris e “Smash” degli Offspring, entrambi intramontabili.
Ora vado a vedere l’ennesima brutta partita del Milan e poi al Teatro, con Simo, Peich, Missa e Odri, per mangiare la casöla accompagnata da del vino che spero essere in quantità non eccessiva.
Conoscendo Odri ed il “vecchio” del Teatro, ne dubito.

Contrasti

All’interno della mia vita si presentano spesso situazioni in netto contrasto tra loro.
Un esempio sono le due serate consecutive di ieri ed oggi.
Arrivo dal concerto degli Alkaline Trio, gruppo dall’attitudine darkeggiante e da una spiccata “Simpathy for the Devil” che è difficile intendere quanto sia reale e quanto parodistica, seppur voci di corridoio vogliano Matt e Derek membri della chiesa di Satana.
Non che la cosa mi interessi.
Per commentare il concerto devo partire da Derek Grant*, il batterista, perchè è lui che vale assolutamente ogni centesimo speso per la serata. Alla vista, si presenta come una sorta di nazi-punk dell’orrore con una cresta nera e cadente sulla faccia che ricorda il taglio di capelli dell’ultimo Hitler, tuttavia vederlo suonare lascia senza fiato. Spaventoso come tecnica, come stile, come precisione e come presenza scenica. Togliergli gli occhi di dosso diventa impossibile per gran parte della serata, estasiati da tanta maestria. Oltretutto i suoni sono regolati alla perfezione e sulla batteria non mancano gli effetti, uno su tutti l’echo, capaci di creare un’atmosfera fantastica. Nota non da poco la batteria in se, nera laccata, di ua bellezza stratosferica e con tanto di pentacolo sulla cassa che racchiude il logo col teschio. Credo di non sbagliare se dico che è il miglior batterista che io abbia mai visto suonare e posso garantire che di batteristi bravi io ne ho visti un bel po’.
In quest’ottica le restanti componenti del concerto risultano del tutto marginali, sia quelle positive (su tutte la scaletta aperta da “Back to Hell” e chiusa da “Radio” e conseguente pelle d’oca) che quelle negative (gran parte dei pezzi cantati da far schifo).
Alla fine non ho potuto astenermi dall’acquisto della maglietta, segnale inequivocabile del concerto che piace. L’ha presa anche Ale, uguale, piaceva molto ad entrambi.
E se un giorno la indossassimo contemporaneamente e ci incontrassimo?
Non voglio pensare a quanto potrebbe essere imbarazzante.
Pensare che certa gente questi discorsi li fa sul serio.
Impressionante
* While you’re taking your time with apologies,
I’m making my plans for revenge.

Let’s talk about me

Facendoci caso, è un po’ di tempo che non scrivo se non di concerti.
Sarà che ne sto vedendo molti, ma pare quasi che non ci sia null’altro di cui parlare.
Voglio parlare un po’ di me.
Voglio parlare della mia quotidianità senza però lasciar galoppare il pessimo umore generale che mi porto dietro dall’inizio di questo non proprio entusiasmante anno nuovo.
Vediamo se ci riesco.
In questi giorni sto studiando molto a causa di uno scritto di Chimica Farmaceutica molto anticipato rispetto a quelli che erano i miei programmi. La materia non è affatto male e i problemi attualmente da risolvere non sono di comprensione. Sono assolutamente mnemonici. Si tratta di riuscire a mandare a memoria una serie considerevole di formule di struttura e nomi di principi attivi. Vedremo.
Il lavoro in laboratorio intanto procede, se per “procede” si intende il fatto che continuo a passare le mie giornate al sesto piano di via Temolo n°4 tra cellule, batteri, eltettroforesi, PCR ed enzimi di restrizione. In realtà infatti di progressi non se ne stanno facendo. I saggi sul promotore continuano a non dare mezzo dato utile e questo non è proprio buono visto che il mio progetto verte su quello. Forse nei prossimi giorni riuscirò ad occuparmi di un altro aspetto della faccenda tramite un esperimento piuttosto semplice e relativamente immediato che potrebbe ridarmi un po’ di entusiasmo, oltre a qualche buon dato. Il problema è che per farlo servirebbe un vettore plasmidico che il mio capo pensava di avere e che invece non ha. Vedremo.
Esaminati i principali componenti della mia esistenza attuale non resta molto altro di cui disquisire.
Sto ascoltando un sacco di metal.
Me ne vergogno anche un po’, ma devo ammetterlo.
Ovviamente mi sto occupando prettamente del lato più poser del metal attuale, tutto quel filone metalcore fatto troppo spesso di occhi pittati e smalto alle unghie. Atreyu, Caliban e Bullet for my Valentine sono alcuni esempi di quel che passa il mio iTunes in queste ore. Nulla a che vedere col metal anni ’80 o con quei filoni risibili provenienti dal buio nord Europa, ma pur sempre metal.
Io lo odio il metal.
Non posso negare il fatto che vedere gente makeuppata che canta di sangue, vampiri et similia mi disturbi abbastanza, tuttavia se mi limito a valutare l’aspetto prettamente musicale della cosa ne sono abbastanza affascinato. “The Curse” secondo me è proprio un bel CD.
A mia parziale discolpa posso dire di stare ascoltando anche “Caution” degli Hot Water Music consigliatomi dal bell’uomo. Non mi prende tantissimo, la voce e alcune linee mi ricordano troppo i Grade che però sono un’altra cosa, almeno dal mio punto di vista. Non sto dicendo che sia male, semplicemente non mi entusiasma.
Ieri era S. Valentino.
Io, da bravo alternativo, non ho festeggiato evitando di dare forza a questa opera vuota e commerciale.
D’altronde quando sto con la Bri è sempre festa.
Yeah.

I wish I was queer so I could get chicks

Concerto memorabile.
La Bloodhound Gang ha stile da vendere.
Evento assolutamente da ricordare.
Uniche note negative gli occhiali rotti di Steps e lo smarrimento di alcuni documenti e di 20 euro da parte di Ale.

Silverstein

Eccomi appena giunto dal concerto.
Parlarne è difficile perchè, per certi versi, è stato sicuramente uno dei più brutti che abbia mai visto, tuttavia è da sottolineare che un po’ me la sono andata a cercare.
Sono arrivato alle 20:30 e i ragazzi avevano appena iniziato a suonare “Hear me out”, primo pezzo della scaletta. Cerco di raggiungere una posizione decente sotto il palco. L’operazione è paradossalmente più difficile del solito, poichè lo stuolo di bambine (non lo dico per dire, l’età media sarà stata 15/16 anni) presenti oppone resistenza. Frasi come “Siamo arrivate prima noi”, “Se vai davanti tu noi non vediamo niente” e “Non spingere” mi vengono rivolte per tutto il tempo che impiego a portarmi a ridosso delle transenne, mentre cerco di spiegare che tanto sarei rimasto lì solo per il gruppo spalla e che poi me ne sarei andato.
Arrivato in posizione decente mi ritrovo affianco ad un tizio alto e capellone che salta e si dimena come un pazzo, pogando da solo e rigorosamente a gomiti altissimi.
Forse era meglio stare tra le ragazzine.
Scatto qualche foto e seguo la performance dei Silverstein piuttosto innervosito, oltre che dall’ambiente circostante, anche dal suono che, per quanto ottimale e pulito, non presenta traccia della voce. In tutto suonano otto pezzi, facendo anche un discreto show per essere un gruppo preposto a scaldare gente che non vuole farsi scaldare.
Un po’ deluso dalla scarna esibizione, ma al contempo conscio che avrei dovuto aspettarmelo, mi reco al banchetto del merchandise dove acquisto il nuovo CD nella versione bonus con DVD alla modica cifra di 8 euro.
Onesto.
Sono le 21:05 e potrei benissimo andarmene a casa. Tuttavia decido di provare a sentirmi almeno un po’ del concerto dei Simple Plan, giusto per dare un senso ai 21 euro spesi e alla vasca fattami ber giungere in via Valtellina.
Alle 21:30 il quintetto pop-punk inizia a suonare.
Ebbene, ora posso asserire che i Simple Plan dal vivo non sono malaccio. Occupano benissimo il palco, si divertono, fanno divertire il loro pubblico e non si atteggiano nemmeno tanto. Una buona metà della folla è in delirio. L’altra metà è invece piuttosto annoiata e sconsolata, ma trattandosi di genitori giunti in loco perchè costretti la cosa è comprensibile.
Il cantante è realmente un gran figo, sia esteticamente che come attitudine, e questo fa si che io possa vedere volentieri metà del loro live set senza che la cosa mi pesi troppo.
Intanto faccio due chiacchiere con Josh, chitarrista dei Silverstein passato dall’altra parte delle transenne a godersi una birretta coi pochi fans. Molto simpatico.
Me ne vado intorno alle 22:30, stancato più che dalla musica dei Simple Plan, dai suoni orrendi (echo e alti a volumi improponibili, roba da male ai timpani) e dai continui “grazie/vi amiamo/siete forti/Ok Milano?/Siete molto sexy/…” che il cantante non fa che gridare tra un pezzo e l’altro.
Se dovessi quindi dare una valutazione alla serata direi che non è stata male, poichè vedere gente che suona mi fa sempre molto piacere. Certo il rapporto qualità:prezzo è ai limiti del vergognoso, ma come detto avrei dovuto aspettarmelo e comunque non aver speso i soldi sta sera l’ha reso meno lampante.
Sono contento però che nel 2005 le ragazzine sbavino per gente che quantomeno suona e scrive della musica piuttosto che per fotomodelli capaci solo di balletti imbarazzanti una volta messi su un palcoscenico. Insomma, le boyband di oggi sono nettamente meglio di quelle della mia generazione.
E’ anche vero che quando io avevo 15 anni il CD cult alternativo per definizione era “Smash” e gli Offspring, con tutto il rispetto per i Simple Plan, erano tutta un’altra musica…
Who's Josh?
*Josh & Manq. He’s crazy!

Emo

Eccomi appena tornato dal live dei Lagwagon e quindi eccomi puntuale a scrivere le mie impressioni.
Innanzi tutto un grazie monumentale a Daniele che mi ha dato il biglietto e mi ha permesso di andarci, regalandomi così una bella serata.
Fatto il doveroso riconoscimento, la cosa che più mi sta a cuore dire non riguarda la musica.
Di quella parlerò dopo.
L’analisi riguarda le persone. Si cresce, è innegabile. I gusti cambiano e molto spesso si preferisce archiviare ciò che si è ascoltato in gioventù al grido di “ero giovane, ora sono diverso.”.
Vero.
Innegabile.
Così quando arrivano i Lagwagon a suonare a Milano il pensiero è: “che ci vado a fare? Non sono più tipo da quella roba.”. Ebbene andandoci comunque la sensazione non è per nulla quella e il pensiero diventa: “sarò anche cambiato, ma queste cose continuano a divertirmi e cazzo, vorrei mi divertissero finchè ho fiato in corpo!”.
Come me devono pensarla un sacco di persone che, puntualmente, capita di incontrare in queste situazioni. E’ stato bellissimo rivedere Carlo e Marco, Fabio Uni, Jack “Lorenzo” Burton e Francy e Marta BG. Quest’ultima tra l’altro studia farmacia a Milano eppure non l’ho mai vista. Comunque, se anche l’avessi vista in quella situazione e non sta sera, sarebbe stato diverso.
Così si viene rapidamente trascinati dall’atmosfera, aiutati da “Violins”, “May 16”, “Alien 8”, “Razor Burn” e tutti quei pezzi che si cantano a squarcia gola, saltando e alzando le corna al cielo. Non conta che Joey Cape non avesse un filo di voce questa sera, l’atmosfera e l’attitudine hanno colmato agilmente la lacuna.
Non so perchè, ma ho sempre l’impressione di poter sembrare ridicolo in queste situazioni.
Chissenefrega.
E’ in serate e momenti come questi che si assapora la felicità vera e quindi sono contento dell’essermela goduta appieno.
Col senno di poi, a non andarci avrei commesso uno sbaglio enorme.
Credo di aver detto tutto, anche riguardo alla musica.
Potrei aggiungere che hanno suonato in maniera impeccabile e precisa, ma se anche così non fosse stato, non credo avrebbe fatto differenza per me quindi l’elemento non è certo rilevante.
Vedrò altri concerti prossimamente, ma credo che nessuno avrà questo impatto emotivo.

The gift

“Would it make you feel much better
If it was you against the world
If you were an alien
If it were conspiracy
And would it hurt to live in comfort
If you found someone to trust
If you knew that you were with us
If we shared a common goal

But you will isolate, alienate
No one can appreciate the poor miss understood
Can you see that I don’t care anymore

Do you ever stop to listen
Are you a martyr for your pride
Does it makes you feel much better
When you are an alien?”

Thanx to: Daniele

News

Quanto amo le news.
Sono il sale della vita, siano queste positive o negative.
In breve, ecco le più salienti dell’ultimo periodo:
1 – Da Gennaio il mio “futuro appartamento” diverrà sfitto. Trattasi del monolocale in cui viveva la mia nonna materna e che diverrà la mia dimora nonappena avrò uno stipendio fisso. La data prevista per il grande passo è primavera 2007 e l’attuale inquilino avrebbe dovuto lasciarla giust’appunto a Gennaio di quell’anno. Tuttavia pare abbia trovato una sistemazione più consona già da quest’anno e quindi presto la mia futura dimora resterà vuota. In quest’anno quindi avrò tutto il tempo di fare i primi sopralluoghi volti a progettarne la sistemazione. Per quanto riguarda i mobili, dovrebbero esserci ed essere a posto, ma viste le mie ampie disponibilità economiche, per il momento direi che potrebbero andare anche fossero a pezzi. Lo spazio è piuttosto piccolo e va studiato al meglio in modo che sia sfruttabile appieno. Vivere da solo ed essere indipendente è attualmente la mia più grande aspirazione. Non resta che fare i debiti scongiuri.
2 – Annullato il live “Coheed and Cambria vs. Thrice”. Oggi mi sono presentato al rimborso del biglietto, ottenuto agilmente seppur con la perdita delle spese di prevendita. Pare che i Thrice suonino comunque, in quella stessa data. Se così fosse niente mi impedisce di presentarmi in loco in serata e comprare l’eventuale biglietto sul posto, senza il rischio di bruciarmi 18 euri. Ora quindi nel mio portafoglio stazionano solo due biglietti: Silverstein e Bloodhound Gang. Una vocina malata oggi mi suggeriva di reinvestire i soldi recuperati in un biglietto per i Lagwagon, tuttavia ho preferito non ascoltarla.
3 – Vieri lascia il Milan, destinazione Principato di Monaco. Al suo posto giungerebbe Amoroso. Nulla da aggiungere, grande esultanza.
Da Brugherio è tutto, a voi studio.

E’ Natale

Come tutti gli anni, anche quest’anno si è consumato il tipico scambio di regali prima della cena da alcuni amici dei miei. In questo modo ho potuto scartare i regali dell’Ambra, dei miei genitori e del geometra Vergani. Devo dire che sono iper soddisfatto.
Il regalo migliore sono state sicuramente le poserissime Vans* che tanto desideravo e che Bri mi ha comprato. Per lei non deve essere stato facile regalarmi una cosa che, per usare un eufemismo, non apprezza più di tanto. Tuttavia oggi scartandole mi sono trasformato nella persona più felice del mondo. Oltre a quelle, mi ha regalato anche una cornice con tre foto raffiguranti lei, me e la papera. Molto molto bella, come composizione.
Dal versante genitori sono invece giunti un po’ di euruzzi che fanno sempre comodo e, sorpresissima, due paia di boxer “oldstyle”, di quelli larghi a rigone per intenderci. Era da tempo immemore che li chiedevo, trovando io quelli aderenti di una scomodità epica. Oltretutto, a voler essere onesti, l’orlo di questi che esce dal pantalone mi piace un sacco.
Dulcis in fundo, il pacchetto del geometra Vergani #11, contenente una copia del DVD dei DogEatDog “Live in Dynamo”. Me lo sono già visto ed il commento è uno solo: enormi!
Bene, i miei regali credo si esauriranno qui, tra sta sera e domani mi arriverà qualche eventuale sorpresina dalla figlia degli amici dei miei, Roberta, e da mia cugina Chiara, tuttavia direi che il grosso è andato.
Mi attendono due giorni di panettone, spumante, mascarpone, ananas, frutta secca, monetine, mercante in fiera e tutte quelle cose che caratterizzano il natale italiano.
Tutto questo però non può iniziare senza l’appuntamento classico della vigilia: casa di Max e puntuali “scacce” della nonna, senza cui le feste non possono certo iniziare.
Auguri a tutti!
My brand new Vans
* Dio, che belle che sono…