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Musica

Ho voglia di tutto questo

Vedo che vieni verso di me
E dall’emozione io vomito
Aumenta il ticchettio del
Mio orologio biologico

Ti siedi accanto a me (la la la la laaa)
Ed io inizio a sudare
Ti giri verso di me (la la la la la la la)
Non riesco più a respirare

Ma che strano effetto mi fai teeee

Sento già i tuoi ormoni che
Che a flotte mi attaccano
E non mi riesco più a difendere
Mi esce anche il sangue dal naso

Ti siedi accanto a me (la la la la laaa)
Ed io inizio a sudare
Ti giri verso di me (la la la la la la la)
Non riesco più a respirare

Ma che strano effetto mi fai teeee

Guardo in aria e ci vedo i fuochi pirotecnici

GAMBEdiBURRO
Fuochi Pirotecnici
1999

In studio

Finalmente trovo il tempo di scrivere un po’ riguardo la due giorni di studio di registrazione che mi son fatto insieme ai miei soci.
Già, gli H’S’P sono andati in sala a registrare cinque pezzi che finiranno in un EP destinato ai futuri sposi Vergani/Bassi. Cinque pezzi di cui quattro ripescati direttamente dai gloriosi anni novanta.
In sostanza, ho vissuto due giorni in una bolla temporale.
L’esperienza dello studio di registrazione è stata fantastica da tutti i punti di vista. Mi sono divertito, ho imparato un sacco di cose grazie all’aiuto di Fra e Teo (i due fonici del Frequenze che ci hanno seguito e che meriterebbero una statua per la pazienza e la disponibilità) e soprattutto ho ottenuto un risultato inaspettato.
Ascoltando i pezzi una volta a casa devo ammettere di esserne soddisfatto. Nessuno di loro, ad eccezione forse di quello dedicato a Carlo e Sara, è venuto perfetto. Ci sono un monte di errorini ed erroroni sparsi in giro che a sentirli mi picchiano in testa terribilmente. Però sentire “Quella nuova” uscire dalle casse della mia autoradio è una bella sensazione.
Ogni volta.
Anche se si tratta di un pezzo idiota scritto da quattro adolescenti spesso ubriachi nel lontano 1998.
Perchè uno di quei quattro idioti ero io e quel pezzo, per quanto brutto, a me piace. Cosa che non posso dire di “Estate”, quindi non credo la cosa sia dovuta al fatto che il pezzo è nostro.
Anyway, pezzi a parte, stare due giorni in studio è stato veramente figo. Vedere come funziona “fare un disco” è una cosa che da sempre mi incuriosisce e adesso ne ho sicuramente un’idea più concreta. Adesso so anche che saper suonare non è poi così necessario, ad esempio.
Non avevo idea di quel che si può fare nella fase di mixaggio di un pezzo ed ora che lo so capisco molto bene come possano esserci certi gruppi in circolazione.
Ad essere onesto sono anche abbastanza soddisfatto della mia prova da singer. Di solito odio la mia voce registrata mentre in questo caso reisco quasi a sentirmi senza disprezzarmi (e questo non so fino a che punto sia un bene). “Carlo&Sara” dubito di poterla cantare dal vivo tutta di fila senza morire, è altissima, però per il resto mi pare di essermela cavata non male.
E poi le cazzate partorite su “Sombrero” mi spezzano ogni volta che le sento. Difficilmente scorderò la faccia dei miei compari e del fonico mentre le ho improvvisate registrando.
Mai riso tanto.
Adesso non so se l’avventura degli H’S’P continuerà o meno. Ci sono sicuramente un sacco di cose da fare per preparare la demolizione del matrimonio di Carlo, ma non è di questo che parlo.
Non so se continueremo a suonare o no.
Mi piacerebbe andare avanti e fare qualche pezzo nuovo.
Personalmente proverei a farci sopra anche dei testi che non mi debba vergongare solo all’idea di suonare in giro, però queste sono cose che dovremo valutare e decidere tutti insieme.
Comunque sia, questa reunion mi ha reso strafelice.
Ci voleva.

Music, I promise

Reduce dalla serata “Phard Rock” del Rocket mi appresto a mantenere la promessa fatta soprattutto a me stesso di ridare spazio alla musica su questo blog. Certo però che prima di cominciare due cose sullo show di Barbarella bisogna proprio dirle. La prima è che lei è imbarazzante. E’ totalmente incapace di mettere i dischi ed è ancora peggio come vocalist. Arriva addirittura ad irritare.
Almeno fosse figa.
La seconda è che proprio a Barbarella vanno fatti i complimenti perchè senza saper fare nulla di nulla e senza essere la Fabiani è riuscita a diventare una star del mondo “pseudo-alterna-indi-rockcomemianonna-facciocosevedogente” di Milano. Non che sia un traguardo eclatante, ma viste le potenzialità c’è solo da esserne contenti.
Bene, ora mi lancio sul topic del post.
Ultimamente mi sono rimesso ad ascoltare un po’ di musica. Non che io abbia mai smesso, semplicemente avevo accantonato la parte della ricerca e della curiosità, quella che ti spinge a girare per la rete a leggere recensioni e ti porta a scaricare il disco di quella band che è simile a quell’altra band che fa un genere che sulla carta potresti anche apprezzare.
Solitamente il processo mi porta a mettere le mani su roba che poi mi fa abbastanza schifo, ma capita anche di trovare materiale interessante e quando questo succede, puntualmente, la soddisfazione è doppia. Oltre a questa attività di ricerca poi, mi sono gettato anche su qualche “nuova uscita” che per paura o per pigrizia ancora non avevo approcciato.
Questo per dire che carne al fuoco ce n’è, indi è bene incominciare.
Il primo disco di cui voglio parlare è quello con cui sono più in trip al momento: “The feel good record of the year” – No Use for a Name. Per me è stato un ritorno di fiamma, dopo la delusionissima di “Keep Them Confused”, disco sentito una volta e subito dismesso non senza risentimento verso una band a cui sono da sempre molto legato. L’impressione che avevo era che, semplicemente, i No Use avessero finito quel che avevano da dire e avessero iniziato a sfornare dischi fotocopia che, esattamente come le fotocopie, perdono in qualità con l’andare delle riproduzioni. Per questo è con un certo grado di paura che mi sono accostato al nuovo lavoro, invogliato più che altro dal titolo geniale che gli hanno dato.
Pochi secondi e parte “Biggest Lie”.
Subito la paura passa.
A mio parere l’open track del nuovo disco è un pezzo della madonna.
Un “Invincible”, un “On the Outside”, un “Not your savior” per capirci.
Uno di quei pezzi che mi hanno portato ad amare questo gruppo, uno di quei pezzi che puoi ascoltare in loop senza stancarti e cantando sempre più forte, uno di quei pezzi che mettono a rischio la patente se stai guidando.
Il disco poi prosegue con altre tredici tracce che riescono a far combaciare il suono classico del gruppo e la voglia di qualcosa di nuovo senza far storcere il naso nè dando l’impressione di essere di fronte ad una rivisitazione di ciò che è già stato scritto. E’ chiaro che essere originali facendo un CD HC melodico non è semplice, soprattutto se questo è il nono che si sforna in quasi vent’anni, e quindi già non annoiare è da considerarsi un buon risultato. “The feel good record of the year” però va oltre perchè a me addirittura piace. Per questo, data per assodata la partecipazione al concerto del 21 Aprile al Musicdrome, è facile che mi prenda mezza giornata di ferie per vedermi anche lo showcase acustico che faranno il pomeriggio dello stesso giorno, perchè se su disco qualche passo falso l’hanno anche fatto, dal vivo hanno sempre spaccato. Sempre.
Stesso approccio, ma diverso risultato per un altro macigno della mia gioventù: Millencolin – “Machine 15”. Non posso parlare di delusione perchè su di loro non facevo proprio più conto, tuttavia un po’ di amarezza ce l’ho visto che l’estratto che mi era capitato di sentire prima del disco, “Brand New Game”, è un bel pezzo, capace di colpirmi soprattutto per il testo decisamente toccante. Il resto del disco però è semplicemente roba che non mi piace, roba che non fa per me. In questo caso, l’adesione all’evento live è già più in discussione perchè sebbene l’ultima volta che li ho visti in un concerto “tutto loro” abbiano sfoderato uno dei migliori live cui mi sia capitato di assistere, sta volta le premesse per un fiasco sono ampie. “Kingwood” come disco era mille volte meglio pur essendo mille volte peggio di quel che avrei voluto da loro e questo non è poco. Credo che la discriminante per la mia adesione sarà prettamente economica.
Ora vado invece a parlare di due mie nuove scoperte. La prima sono i My Own Private Alaska, gruppo scelto anche per la sezione multimediale di questo mese.
Sono un trio: pianoforte, batteria e voce e sono fenomenali.
Davvero.
Io sono riuscito a trovare solo tre brani loro, poichè l’omonimo EP è scariabile per intero, ma protetto da password che al momento non sono ancora riuscito a decrittare, tuttavia sul loro myspace è possibile ascoltare “Ego Zero”, un’ulteriore prova, forse la più grande, della loro valenza. Struggente, malinconica, pregna di una carica emotiva fuori dal comune. Definire il genere eseguito dal terzetto è difficile, a naso direi screamo/post HC, ma potrei dire stupidate, sta di fatto che l’antagonismo spiccato tra le morbide e sinuose linee di piano e la voce straziante del cantante coinvolgono al primo ascolto pur non trattandosi di roba prettamente fruibile.
Secondo me valgono veramente molto.
La seconda scoperta invece è un po’ meno motivo di vanto, visto che si tratta di un disco uscito nel 2006. Trattasi di “Insomniac doze” degli Envy. Documentandomi ho appreso che gli Envy sono una formazione nipponica da sempre dedita all’emo hardcore puro e semplice, che però con questo disco ha voluto fare un tuffo nel post-rock. Atmosfere evocative, tempi dilatati e pezzi interminabili sulla scia di Godspeed You Black Emepror, Mogwai ed Explosion in the sky, uniti alla carica emotiva e dilaniante delle grida che il cantante alterna a parti quasi parlate e realmente commuoventi (o commoventi?).
Tutto, ovviamente, in giapponese stretto.
“Further Ahead of Warp” è la prima traccia del disco e secondo me merita un ascolto approfondito.
E’ veramente molto bella.
Avrei voluto parlare anche di altri dischi come il “nuovo” Coheed and Cambria e il “nuovo” Linea 77, ma penso di essere già andato fin troppo per le lunghe.
Sono ufficialmente morto di sonno e seriamente in dubbio se uscire o meno sta sera.
Domani grigliata.
Questa è l’unica cosa che scriverò, riguardo a domani.

Waste of time

Checcazzo.
Avrei dovuto essere a letto da almeno un’ora.
Sono cotto da almeno cinque.
Le quattro cose che mi devo portare in montagna sono ancora lì ad aspettare che le metta nello zaino.
I piatti che ho detto avrei lavato un paio d’ore fa sono ancora lì che mi guardano dal lavandino.
Con in sottofondo l’ultimo Coheed and Cambria e l’ultimo Linea 77 me ne sono stato al pc a buttare via il tempo.
Due dischi carini, entrambi meglio dei predecessori al primo giudizio.
Ieri sera sono andato al cinema a vedere “Non è un paese per vecchi”.
Bello.
Sbadiglio.
Perchè non me ne vado a dormire?
Internet è un pusher privo di scrupoli, ti da ciò che vuoi e non si prende responsabilità.
La colpa resta a te, che sei troppo debole per dire di no e che assecondi le tue dipendenze fino a star male.
Ultimo sorso di Santal Nature Mix Blu.
Domani mattina lab meeting alle nove.
Checcazzo.

Buona la seconda

Dopo la delusione Jimmy Eat World e il sold out della coppia New Found Glory/Paramore avevo decisamente bisogno di un buon concerto per ritirarmi su e dare finalmente inizio alla stagione live 2008.
Oltretutto, grazie al pacco recapitatomi dal BU alle ore 19.00, ho anche rischiato di dover rimandare nuovamente l’inaugurazione, non fosse che Bazzu e Max hanno deciso di accompagnarmi in quel di Mezzago.
Quello dei Canadians al Bloom è stato molto più che un buon concerto.
Il quintetto veronese mi ha impressionato e appassionato come non pensavo riuscisse a fare. Su disco mi piacciono molto, ma dal vivo, col suono che diventa più ruvido e potente, sono addirittura strepitosi.
Non c’è molto altro da aggiungere, solo applausi a scena aperta e conversione della soddisfazione post live nell’acquisto dell’accoppiata CD+Spilletta.
Spero di poterli rivedere presto, magari ancora insieme ai Bobbit Uncut, il gruppo che ha aperto molto brillantemente la serata nonostante i disguidi con l’ampli del bassista.
Per il momento il Week end è andato alla grande. La cena di ieri con gli ex-compagni è stata spettacolare e oggi la Ilo è passata a bere un caffè da me per vedere la casa, omaggiandomi tra l’altro di sei splendide tazzine.
E’ stata molto carina.
Bene, ora vado a letto che domani si va a Chivasso.

Primo concerto dell’anno

Hanno suonato “Hear you me”.
Alla fine, nel bis, appena prima di “Dizzy” e io ho troppo di me legato a quel pezzo per non commuovermi.
Questo tuttavia è l’unico motivo che mi porta a desistere dal dire che mi hanno rubato diciotto euri.
Difficilmente mi spacco le palle durante un concerto. Anche quando ciò cui sto assistendo non mi piace è difficile che arrivi ad annoiarmi.
Sta sera è successo.
La cosa brutta è che non me lo sarei mai aspettato. Come già ho avuto modo di dire reputo l’ultimo lavoro dei Jimmy Eat World il loro miglior disco. Difficilmente mi capita di vedere dal vivo una band durante il tour del disco che preferisco, di solito arrivo in ritardo e mi ritrovo ad andare ai concerti sperando che il gruppo suoni la “roba vecchia”. Oltretutto di solito rimango molto deluso perchè ciò non avviene. Per una volta quindi ero euforico all’idea che gli estratti dall’ultimo lavoro avrebbero dominato all’interno della scaletta, ma neanche a dirlo questa serà ho assistito all’unico live della storia in cui questa consolidata tradizione non viene rispettata.
Quattro pezzi da “Chase this Light”.
Forse cinque, ma non ne sono neppure sicuro.
Decisamente troppo pochi.
A rendere il concerto pessimo però non è certo stata la scaletta.
Sono stati i volumi.
E i suoni.
Potevo parlare con Luca, Uippo, Dario e il BU senza gridare, potevo coprire il gruppo se decidevo di cantare qualche pezzo e riuscivo a sentire chiunque battesse le mani all’interno del locale. Credo di poter affermare di tenere volumi più alti di quelli di sta sera quando ascolto la radio in macchina e non ho nemmeno un impianto particolarmente raffinato. Difficile tirare in mezzo il pubblico suonando in sordina, anche se hai dalla tua una scaletta rimpinzata di ballatone e pezzi simil acustici. Ad un certo punto, se decidi di suonare “Bleed American” o “Big Casino” il volume lo devi tirare fuori, se no fai ridere.
E poi i suoni. Dopo i primi quattro pezzi l’impressione generale era che il batterista non ci fosse (non si vedeva sul palco, incastrato com’era sul fondo) e che l’avessero sostituito con una drum machine. La sezione ritmica, ridicolizzata dagli effetti, pareva quella di una base preregistrata che andava ad unirsi alle già molte basi preregistrate che avrebbero credo dovuto riempire il suono e che invece hanno solo dato l’idea di un maxi playback.
Imbarazzante.
Distorto inesistente, suoni finti, interazione col pubblico vicina allo zero, tenuta del palco modesta.
In sostanza un vero e proprio “fake” live.
Sembrava di assistere ad uno di quei video di MTV in cui si vede la band su un palco con in sottofondo il singolone estratto dal disco.
Al ritorno in macchina il BU, al telefono con la Vero, ha detto: “A me non è spiacuto, il mio socio invece è deluso. Voto medio direi quindi 5,5”.
Io ho risposto: “Cazzo, gli hai dato 8 tu.”
Non ci sono storie, alla fine di gruppi che dal vivo non deludono mai ce ne sono pochi.
Io continuerò ad ascoltare i Jimmy Eat World in macchina e continuerò ad apprezzare le melodie che solo loro sono in grado di tirar fuori, ma per andare ad un concerto sicuro di non restarne deluso ci sarà da aspettare ancora.
Ci sarà da aspettare il 21 Aprile, ad esempio.
In quell’occasione, per quanto il gruppo non produca nulla di decente dal 2002, so che mi divertirò.

Interni ed esterne

Mi sto dando alla sistemazione di casa.
Oggi sono andato ritirare gli ultimi accessori da bagno ancora mancanti: la mensola, i due porta asciugamani ed il porta carta igienica. Non ho ancora ben capito quando, ma vedrò di installarli a breve così da chiudere la questione toilette una volta per tutte.
Fatto questo sono andato a verificare i progressi del mio salotto dal mio mobiliere di fiducia. Il divano dovrebbe essere in arrivo, mentre per quanto riguarda il preventivo della libreria e dell’eventuale mobile TV ancora non ho avuto notizie.
In settimana mi sono reso conto che dovrò assolutamente avere una televisione, e quindi un mobile ove appoggiarla, prima di Giugno.
A Giugno ci sono gli Europei, cosa che ho erroneamente omesso di valutare al momento di attribuire le priorità dell’arredamento.
Occore rimediare alla svelta.
Dulcis in fundo, ho quasi ultimato l’allestimento delle prime due decorazioni da parete che affiggerò in casa. La prima è stata ultimata oggi e prenderà posto all’ingresso, sopra il calorifero.
La seconda è ancora in fase embrionale, anche e soprattutto a causa del fatto che fino a quando non avrò chiaro come sarà allestito il mio salotto non ho idea di dove collocarla.
Il DVD comunque è arrivato ed è pronto ad essere incorniciato.
Sono un po’ cotto.
Ultimamente non sto riposando moltissimo e questo mi priva dell’energia necessaria a vivere, tuttavia grazie ad alcuni colleghi caparbi che mi tengono costantemente sulla corda (Paola huber alles), sto comunque cercando di uscire di casa.
Fare cose e vedere gente.
Soprattutto fare cose.
Sta sera non so cosa mi riserverà il destino, ho appena paccato una serata al Magnolia ed una festa di carnevale nel condominio di Elena.
Va bene uscire, ma proprio non potrei farcela a reggere nessuna delle due situazioni.
Oggi pomeriggio sono stato al funerale del mio proff di italiano del liceo ed è stato strano. Strano rivedere molti miei ex compagni, strano sapere che gran parte dei miei ex professori non se la passa propriamente bene, strano ritrovarsi a pensare se fosse giusto o meno andare al funerale di un docente con cui ho condiviso un rapporto di onesta indifferenza lungo tre anni. Ora come ora tuttavia sono contento di aver scelto di andarci.
Oggi è stato anche il pomeriggio della terza sessione di prove per il matrimonio di Carlo. E’ tornato Orifizio e quindi io sono tornato a non fare supergiù nulla, cosa che alleggerisce un po’ il divertimento di andare in sala. Non troppo però, perchè alla fine si ride sempre un sacco.
Oltretutto oggi ho contattato il primo plausibile offerente di lezioni di batteria.
So di non essere molto credibile, ma penso proprio di iniziare.
E’ ora di mettersi in gioco.

Un po’ di musica

Scrivere della mia vita ultimamente non è un’operazione particolarmente esaltante quindi ho deciso di cambiare discorso.
Ho comprato un po’ di CD.
Come spesso capita mi sono rivolto ad Interpunk, sito il cui nome non deve trarre in inganno. O almeno non totalmente. Si tratta infatti di uno store online che vende dischi e merchandise di più o meno tutte le band punk (e fin qui uno se lo aspetta), ma anche di tantissimi gruppi che con il punk c’entano poco o nulla.
Fino ad oggi mi ci sono sempre trovato molto bene, anche perchè io di dischi “punk” ne compro ancora un bel po’.
I miei ultimi acquisti sono stati:

  • Bad Astronaut – Houston, we have a drinking problem

  • Fenix TX – Fenix TX

  • No Use For a Name – Live in a Dive

  • From Autumn to Ashes – The Fiction We Live

  • The Ataris – End Is Forever

  • Propagandhi – How To Clean Everything

  • Biffy Clyro – Puzzle

  • Jimmy Eat World – Chase this Light

Come spesso accade la strategia che utilizzo nell’ordinare i dischi è quella di dare spazio sia a cose che desidero da molto tempo, sia a CD da poco usciti e che tuttavia mi piacciono molto. Cerco anche di variare un po’ con i generi, perchè i neoacquisti vanno a comporre la playlist della mia auto e quando guido non ho sempre le stesse esigenze.
All’interno dell’ultimo ordine credo vada fatta una menzione speciale per Chase This Light dei Jimmy Eat World, già disco del momento su questo sito dalla messa on-line della nuova versione. Il perchè è semplice: credo sia un disco della madonna e, attirandomi critiche da tutte le parti, credo sia una spanna sopra anche a Bleed American, disco considerato più o meno universalmente il capolavoro del quartetto dell’Arizona.
Dizzy è un pezzo della madonna.
Always Be è un pezzo della madonna.
Big Casino è un pezzo della madonna.
Firefight è un pezzo della madonna.
Le restanti tracce invece sono solo bellissime.
Per quanto riguarda gli altri dischi che ho preso, ci si trova un po’ di tutto. C’è il mio best album del 2007 (Puzzle, che ha vinto facile anche perchè nel 2007 ancora non avevo mai sentito il nuovo dei Jimmy), c’è il primo CD metalcore che io abbia mai sentito (The Fiction We Live, che poi metalcore non è), c’è il miglior live album mai prodotto (NUFAN Live in a Dive), c’è uno dei migliori dischi pop-punk di sempre (Fenix TX) e c’è la quinta essenza di quello che dovrebbe essere un CD politicamente impegnato (Propagandhi).
Ah, poi c’è End is Forever.
Ma gli Ataris, quando sto un po’ così, saltano sempre fuori.

L’importante è crederci

Una volta suonavo in un gruppo.
Anzi, una volta cantavo in un gruppo, perchè non sono mai stato capace di suonare niente.
Erano i tempi del liceo ed eravamo quattro pirla a cui serviva una scusa (in più) per bere birra e fare casino.
Oltre a me, la band comprendeva Orifizio alla batteria, Peich al basso e Bazzu alla chitarra. A parte quest’ultimo (e non è che sto dicendo Jimmy Hendrix), gli altri due musicanti non avevano mai suonato prima della nostra prima sessione in sala prove.
Era il 1997.
Ricordo che il nostro primo pezzo fu composto nella mia cameretta, con Orifizio che per tenere il tempo si batteva sulle cosce la custodia di un CD.
L’avventura musicale degli H’S’P finì quando si iniziava a suonare in maniera accettabile, dopo aver dovuto ristampare le nostre magliette causa esaurimento copie e aver suonato solo ben due volte dal vivo.
A distanza circa dieci anni però, Uazza ha deciso di sposarsi e di invitarci a suonare al suo matrimonio.
Abbiamo accettato.
Ieri siamo tornati in sala prove (ed è bello ricordare che l’ultima volta ci ero andato in bicicletta, non avendo la patente), ci siamo fatti dare la saletta più piccola e brutta ebbiamo rimesso mano ad un po’ di materiale.
Più che altro, ci siamo divertiti un sacco.
Purtroppo non c’era Orifizio, così ho dovuto cimentarmi con la batteria.
Io non l’avevo mai toccata una batteria, però è da sempre un mio grosso rimpianto quello di non aver mai imparato a suonare.
Dopo ieri sera ho deciso di informarmi nel tentativo di prendere lezioni.
Ieri sera ho infatti realizzato che a 26 anni devo smetterla di reputarmi troppo vecchio per fare queste cose.
Questo però non c’entra con la band, perchè gli H’S’P per la reunion contano molto sulla presenza alle pelli del quarto membro storico.
Senza di lui non può essere la stessa cosa.
In barba al mio senso del pudore, chiudo con un video registrato ieri sera.
E’ una cover dei Ramones, da sempre uno dei nostri cavalli di battaglia.